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Italiano con un racconto natalizio: “Troppo Natale” di Dino Buzzati

"Natività" di Giuseppe Vermiglio (Alessandria, 1585-1635)

“Natività” di Giuseppe Vermiglio (Alessandria, 1585-1635)

Arriva il Natale e con esso la frenesia degli acquisti. Per quanto possa essere divertente gironzolare per negozi alla ricerca del regalo più azzeccato, bisogna riconoscere che questa specie di caccia al tesoro può diventare enormemente stressante. Lo scrittore Dino Buzzati in questo racconto del 1959 (contenuto nella raccolta Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie, Mondadori, Milano, 1990) ironizza sui riti moderni delle prossime festività, e al tempo stesso ne critica la perdita del vero significato di fratellanza e amore.

Il racconto è piuttosto lungo, per cui ne è stata tagliata una parte centrale, e dividendo il resto in due parti corrispondenti all’inizio e alla fine della storia.

PRIMA PARTE

Nel paradiso degli animali l’anima del somarello chiese all’anima del bue:
– Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia…?
– Lasciami pensare… Ma sì – rispose il bue. – Nella mangiatoia, se ben ricordo, c’era un bambino appena nato.
– Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?
– Eh no, figurati. Con la memoria da bue che mi ritrovo.
– Millenovecentosettanta, esattamente.
– Accidenti!
– E a proposito, lo sai chi era quel bambino?
– Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino.
L’asinello sussurrò qualche cosa in un orecchio al bue.
– Ma no! – fece costui – Sul serio? Vorrai scherzare spero.
– La verità. Lo giuro. Del resto io l’avevo capito subito…
– Io no – confessò il bue – Si vede che tu sei più intelligente. A me non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un fantolino straordinario.
– Bene, da allora gli uomini ogni hanno fanno grande festa per l’anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell’animo, della pace, delle gioie famigliari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un’idea. Già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un’occhiata?
– Dove?
– Giù sulla terra, no!
– Ci sei già stato?
– Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare dare anche tu. Dopotutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due.
– Per via di aver scaldato il bimbo col fiato?
– Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia.
– E il lasciapassare per me?
– Ho un cugino all’ufficio passaporti.
Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi lievi, come mammiferi disincarnati. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume; vi puntarono sopra. Il lume era una grandissima città.
Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro. Trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano attraverso senza danno, e alla loro volta le due bestie passavano attraverso i muri come se fossero fatti d’aria.
Così potevano vedere bene tutto quanto.
Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolìo della gente che andava e veniva, entrava e usciva, tutti carichi di pacchi e pacchetti, con un’espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. Il somarello sembrava divertito. Il bue si guardava intorno con spavento.
– Senti, amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo la guerra.
– Ma non vedi come sono tutti contenti?
– Contenti? A me sembrano dei pazzi.
– Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi.
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatina e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l’asinello, gentilmente, dietro.

Esercizio 1. Trovate il significato delle parole in neretto del testo precedente scegliendo tra i termini qui di seguito elencati:
brulichio; farabutti, incorporei; greppia; giratina in volo; lui; scorsero; merito; asinello; breve visita; bambino; atterrarono; autorizzazione

SECONDA PARTE

Esercizio 2. Completate coniugando i verbi al modo e al tempo richiesti dalla logica della narrazione.

… E tutto era precipitazione ansia fastidio confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare e impaccare, spedire e ricevere, imballare e sballare, chiamare e rispondere, e tutti (correre) ___________, tutti (ansimare) _________ con il terrore di non fare in tempo e qualcuno (crollare) _________ boccheggiando.
– (Tu-dirmi) _________ – osservò il bue – che (essere) _________ la festa della serenità, della pace.
– Già – (rispondere) _________ l’asinello. – Una volta infatti era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi… Li ha morsi una misteriosa tarantola. (Ascoltarli-tu)_________, (ascoltarli-tu) ___________
Il bue (tendere) _________ le orecchie.
Per le strade nei negozi negli uffici nelle fabbriche uomini e donne (parlare) _________ fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule buon Natale auguri auguri a lei grazie altrettanto auguri buon Natale. Un brusio che (riempire) _________ la città.
– Ma (loro-crederci)_________? – chiese il bue – (Loro-dirlo) __________ sul serio? (Loro-volere) __________ davvero tanto bene al prossimo?
L’asinello (tacere) _________.
– E se ci ritirassimo un poco in disparte? – suggerì il bovino. – Ho ormai la testa che è un pallone… Sei proprio sicuro che non (loro uscire) __________ tutti matti?
– No, no. È semplicemente Natale.
– (Essercene) _________ troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c’era una pace, una soddisfazione. Come era diverso.
– E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena.
– E sul tetto, (tu-ricordarsi) __________, come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano.
– Uccelli? Testone che non (tu-essere) _________ altro. Angeli (essere) _________.
– E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non (esserci) ________ ancora. Le stelle hanno una vita lunga.
– Ho idea di no – (dire) ________ l’asino – (esserci) ________ poca aria di stelle, qui.
Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città (esserci) _________ un soffitto di caligine e di smog.

Esercizio 3. Nel testo alcuni elementi sono presenti in colore azzurro: si tratta di termini o espressioni particolari. Provate ad inserirli nelle frasi che seguono, facendo attenzione agli eventuali adattamenti che dovrete apportare per rispettare la logica del discorso.

1. Quando arriva la stagione dei saldi, nei negozi i commessi finiscono sempre con l’_________  per colpa di molti clienti terribili.
2. Quei due sono tutto un pissi pissi, chissà che cosa avranno mai da dirsi in segreto. ____________, cerca di carpire le loro parole e poi riferiscimi.
3. Anche quei due stanno _______________. Uffa! Ma è mai possibile che tutti abbiano segreti?
4. Ti disturbo se lascio qui le mie cose, prima di metterle a posto?
– _______________! Fa’ come se fossi a casa tua e non preoccuparti di disturbare!
5. Dopo due ore di derivate e integrali, ________________!
6. Sei un inguaribile __________: nonostante mi fossi raccomandato che non uscissi senza mettere il cappello, hai fatto come ti pareva e adesso hai il mal di testa. Ben ti sta!
7. Vorrei tanto sapere che gli ha preso, sono talmente nervosi che sembra che _________________.
8. Ti faccio tanti auguri di avere tutto ciò che desideri dalla vita!
– ___________!
9. Prima di comprare un’automobile nuova, forse sarebbe meglio _____________ a quello che offre il mercato dell’usato.

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