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Italiano con la letteratura: l’emigrazione italiana con “Sull’oceano” di Edmondo De Amicis

Piroscafo galileo

il piroscafo Galileo

Nel 1884 Edmondo De Amicis (scrittore conosciutissimo per lo “straziante” libro Cuore) si imbarcò sul piroscafo Galileo (già Nord America e prima ancora Stirling Castle) diretto da Genova verso il Sud America, per una traversata che sarebbe durata 22 giorni, in compagnia di una varia umanità, composta per lo più di emigranti che lasciavano il loro paese in cerca di un futuro. Era quello infatti il periodo in cui si verificò l’imponente esodo di massa che portò milioni di italiani fuori dai confini natii. Di questo viaggio De Amicis scrisse un reportage che testimoniò la forte empatia dello scrittore nei confronti di gente di ogni estrazione sociale, descritta con solidarietà e partecipazione e senza la supponenza di chi navigava sulla stessa barca, ma non con lo stesso destino. Il libro, intitolato Sull’oceano, è oggi più che mai importante per dimostrare che coloro che sono costretti ad emigrare si somigliano sempre in ogni epoca, in ogni luogo, a qualsiasi latitudine. Leggete dunque questi due brevi estratti del libro e fate gli esercizi corrispondenti.

da Sull’oceano di Edmondo De Amicis

Parte prima
…  Aveva sul tavolino un monte di passaporti, di cui mi mostrò lo spoglio. Il Galileo portava mille e seicento passeggieri di terza classe, dei quali più di quattrocento tra donne e bambini: non compresi nel numero gli uomini dell’equipaggio, che toccavan quasi i duecento. Tutti i posti erano occupati. La maggior parte degli emigranti, come sempre, provenivano dall’Italia alta, e otto su dieci dalla campagna. Molti Valsusini, Friulani, agricoltori della bassa Lombardia e dell’alta Valtellina: dei contadini d’Alba e d’Alessandria che andavano all’Argentina non per altro che per la mietitura, ossia per metter da parte trecento lire in tre mesi, navigando quaranta giorni. Molti della Val di Sesia,
molti pure di que’ bei paesi che fanno corona ai nostri laghi, così belli che pare non possa venir in mente a nessuno d’abbandonarli: tessitori di Como, famigli d’Intra, segantini del Veronese. Della Liguria il contingente solito, dato in massima parte dai circondari d’Albenga, di Savona e di Chiavari, diviso in brigatelle, spesate del viaggio da un agente che le accompagna, al quale si obbligano di pagare una certa somma in America, entro un tempo convenuto. Fra questi c’erano parecchie di quelle nerborute portatrici d’ardesie di Cogorno, che possono giocar di forza coi maschi più vigorosi. Di Toscani un piccolo numero: qualche lavoratore d’alabastro di Volterra, fabbricatori di figurine di Lucca, agricoltori dei dintorni di Firenzuola, qualcuno dei quali, come accade spesso, avrebbe forse un giorno smesso la zappa per fare il suonatore ambulante. C’erano dei suonatori d’arpa e di violino della Basilicata e dell’Abruzzo, e di quei famosi calderai, che vanno a far sonare la loro incudine in tutte le parti del mondo. Delle province meridionali i più erano pecorari e caprari del litorale dell’Adriatico, particolarmente della terra di Barletta, e molti cafoni di quel di Catanzaro e di Cosenza. Poi dei merciaiuoli girovaghi napoletani; degli speculatori che, per cansare il dazio d’importazione, portavano in America della paglia greggia, che avrebbero lavorata là; calzolai e sarti della Garfagnana, sterratori del Biellese, campagnuoli dell’isola d’Ustica. In somma, fame e coraggio di tutte le province e di tutte le professioni, ed anche molti affamati senza professione, di quelli aspiranti ad impieghi indeterminati, che vanno alla caccia della fortuna con gli occhi bendati e con le mani ciondoloni, e son la parte più malsana e men fortunata dell’emigrazione. Delle donne il numero maggiore avevan con sé la famiglia; ma molte pure erano sole, o non accompagnate che da un’amica; e fra queste, parecchie liguri, che andavano a cercar servizio come cuoche o cameriere; altre che andavano a cercar marito, allettate dalla minor concorrenza con cui avrebbero avuto a lottare nel nuovo mondo; e alcune che emigravano con uno scopo più largo e più facile.

Esercizio 1. Le parole in neretto del testo precedente sono di uso non molto comune: cercate di intuirne il significato ed inseritele nelle seguenti frasi.

a) Un tempo, se si aveva bisogno di qualcuno che lavorasse il rame per fare recipienti, era necessario rivolgersi ai ………
b) La montagna di legna ricavata dal taglio del bosco deve essere ridotta in pezzi più piccoli, per questo mi servirà una nutrita squadra di ……….
c) Un’immagine della Calabria di altri tempi, quella fotografia raffigurante un gruppo di …….. che si recano al lavoro nei campi.
d) ……… dalla vista di tante bontà da mangiare, le due amiche non hanno resistito e si sono abbuffate di cibo fino a scoppiare.
e) Ecco degli ambulanti che vanno in giro per mercati. Che cosa vendono? un po’ di tutto: sono dei ……..
f) Passi tutto il giorno a non fare niente, stai sempre con le braccia ………, perché non provi a mandare un po’ in giro il tuo curriculum e vedere se qualcuno ti offre un lavoro?
g) Come sono ……… queste donne! Robuste e muscolose, paiono scaricatori di porto!
h) La ricca signora non mancava mai, quando si trasferiva nella villa al Forte per tutta l’estate, di portare con sé la sua governante, il maggiordomo e tutti i ……..
i) Quel famoso attore americano ha comprato una villa in Toscana, ma la località è top secret: si sa solo che si trova nei ……… Empoli.
l) Sai mica dove posso trovare degli ……… in gamba? Devo farmi preparare la base dove posare le fondamenta della mia futura casa.

Parte seconda
… E tutta questa miseria è italiana! – pensavo ritornando a poppa. E ogni 1)________ che parte da Genova n’è pieno, e ne parton da Napoli, da Messina, da Venezia, da Marsiglia, ogni settimana, tutto l’anno, da decine d’anni! E ancora si potevan chiamare fortunati, per il viaggio almeno, quegli emigranti del Galileo, in confronto ai tanti altri che, negli anni andati, per mancanza di posti in 2)________, erano stati accampati come bestiame sopra coperta, dove avevan vissuto per settimane 3)________ d’acqua e 4)________ un freddo di morte; e agli altri moltissimi che avevan rischiato di  5)_________ di fame e di sete in bastimenti sprovvisti di tutto, o di morir avvelenati dal merluzzo avariato o dall’acqua corrotta. E n’erano 6)_________. E pensavo ai molti altri che, imbarcati per l’America da agenzie infami, erano stati 7)________ a tradimento in un porto d’Europa, dove avevan dovuto tender la 8)_______ per le vie; o avendo pagato per viaggiare in un piroscafo, erano stati cacciati in un legno a vela, e tenuti in mare sei mesi; o credendo di esser condotti al Plata, dove li aspettavano i parenti e il clima del loro paese, erano stati gittati sulla costa del Brasile, dove li avevan decimati il clima torrido e la 9)_______ gialla. E pensando a tutte queste infamie e alle migliaia di miei  10)_________che, in grandi città straniere, campan la vita coi più degradanti mestieri, e ai branchi d’istrioni affamati che spargiamo alle quattro plaghe dei venti, e alla 11)_______ miseranda dei fanciulli, e ad altre cose, provavo un  12)________ d’invidia amara per tutti coloro che possono girare il 13)________ senza trovare in ogni parte miserie e dolori del 14)________ sangue.

Esercizio 2. Inserite le parole che trovate di seguito negli spazi vuoti del soprastante testo, deducendole dalla logica della narrazione.

sbarcati,  proprio; inzuppati; patito; stiva; morti; piroscafo; mano; concittadini; senso; febbre; crepar; mondo; tratta

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Tutti gli esercizi e attività didattiche presenti in questo sono provate nelle classi di italiano L2/LS dell’Accademia del Giglio di Firenze, dove si studia lingua italiana (per gli stranieri) e tutte le tecniche artistiche classiche (per italiani e stranieri).

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