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Italiano con il lessico e i verbi irregolari: “Una conchiglia per sentirci il mare” di Vasco Pratolini

una conchiglia per sentirci il mare

una conchiglia per sentirci il mare

Chi di voi non ha mai provato un piccolo stupore, portandosi all’orecchio una conchiglia e sentendo come il rumore del mare dentro di essa? A questo magico fenomeno è dedicato il breve brano che segue, tratto dal “Diario sentimentale” di Vasco Pratolini (raccolta di racconti autobiografici databili tra il 1936 e il 1950, pubblicata nel 1956).

“Una conchiglia per sentirci il mare”

… Poi sua madre volle conoscere mia nonna: lei ed io corremmo su per la scala a chiocciola che conduceva alla terrazza, … la terrazza era adesso raccolta e fiorita; vasi di garofani, gerani, margherite lungo il parapetto, delle piante di limone dentro i grossi orci accostati negli angoli. Vi era come più luce, e un più disteso orizzonte di tetti e di cielo su cui sbucavano, aeree, le cime delle torri, dei campanili, la cupola vicinissima: sembrava colpirci negli occhi il riflesso del suo oro, vedevamo le persone affacciarsi alla balaustra con dei gesti di marionette, di acrobati.
– È vero che di lassù si distingue l’Arno fino al mare?
– Non so – io dissi – non ci sono mai salito. Non sono mai stato nemmeno al mare.
Ella indossava un vestito bianco, quel giorno, tutto gale, coi nastri celesti alla balza e attorno alle maniche; accennò un giro di valzer, il vestito le si sollevava ed essa lo aggiustava ridendo, piegata con le mani alle ginocchia.
– Davvero non sai ballare? È come volare. Volare, vorresti? Esplorare il fondo del mare? Se poi non l’hai nemmeno mai visto, il mare! Ho una collezione di conchiglie di tutti i colori, si sente la bassa marea e la tempesta, ma le faccio vedere solo a chi mi piace. Intanto posso farti vedere i conigli, li vuoi vedere?
Parlava e non aspettava mai una risposta, con la degnazione, la superbia di una bambina ricca e vanesia, che mi intimidiva e mi attraeva, e che avrei voluto castigare. Presi un sasso, dalla ghiaietta cosparsa sui vasi.
– Stai attenta – le dissi.
Il sasso volò al di sopra dei tetti, si perse nell’aria, nel riflesso del sole. Ella scosse le spalle, si riavviò la zazzera bionda portandosi una mano dietro il collo, già si era chinata sulla casetta dei conigli, apriva lo sportello della rete. I conigli erano cinque, tutti con una toppa bianca sotto la gola, marroni e grigi. Ella ne prese uno per la collottola, lo sollevò mezz’aria: l’animale rimase immobile, a orecchie dritte e occhi spalancati.
– Questa è Georgette – ella disse. – Quello è Maschio, e quelli i loro figli.
– Il maschio, come si chiama?
– Maschio! Perché, vorresti avesse un nome particolare?
Lasciò cadere Georgette che tornò rapida alla sua prigione, raggiunse la famiglia ammucchiata nell’angolo più lontano, l’uno addosso all’altro. E come se soltanto in quel momento io avessi compiuto la mia prodezza:
– Bello sarebbe se tu riuscissi a mirare – ella disse. Mi indicava i tetti davanti a noi. – Sapresti, per esempio, fare arrivare il sasso, diritto sulla finestra di quell’abbaino?
Ci riuscii, la finestra era chiusa e il vetro si infranse; scappammo dalla terrazza…
Ella mi precedeva per la scala a chiocciola, a metà della quale si fermò.
– Passa avanti tu, – mi disse; e quando fui sul suo stesso scalino, mi prese il viso tra le mani e mi baciò sulla bocca; e prima ancora che io potessi accennare un gesto, una parola, mi lasciò di nuovo precedendomi, trafelata, giù per la scala, fino al salotto dove sua madre stava istruendo mia nonna sui servizi che le avrebbe dovuto fare. Poco dopo, nell’accompagnarmi alla porta, con le donne che si accomiatavano, ella disse:
– Ho gli occhi verdi, te ne sei accorto? – ancora con la sua aria svagata, superba, e quasi, adesso, con un che di ironico, di canzonatorio nella voce.
E quella medesima sera, non era ancora l’ora di cena, era passato il lattaio, la strada tornata al suo silenzio, e le ultime rondini che stridevano, sedevo al mio tavolo, chino sul Giannitrapani* o il Trabalza**, allorché apparve il suo cestino calato all’altezza del mio davanzale. Dentro c’era un piccolo involto: l’apersi e vi trovai una conchiglia. Lei aveva già ritirato il cestino ed era scomparsa dal riquadro di luce della finestra. La conchiglia era bianca e azzurra, dai riflessi di madreperla; l’accostai all’orecchio e sentii il mare.

*Manuale di geografia di Domenico Giannitrapani, geografo

**Storia della grammatica italiana, opera di  Ciro Trabalza

Esercizio 1. Quale potrebbe essere il significato delle parole in neretto nel testo? Provate ad individuarlo fra quelli suggeriti qui di seguito:

1. Capigliatura lunga.
2. Piccola finestra per dare luce al sottotetto.
3. Derisorio, beffardo.
4. Atteggiamento di ostentata benevolenza nei confronti di una persona considerata inferiore.
5. Atto di eroismo.
6. Congedarsi salutandosi.
7. Ansante, senza fiato.
8. Pezza, macchia di colore.
9. Fascia di stoffa più o meno alta aggiunta come ornamento a una gonna o un vestito.
10. Radunata stretta stretta, l’uno addosso all’altro.
11. Parapetto di protezione per impedire alla gente di sporgersi troppo.
12. Punire.
13. Che si dà un sacco di arie.
14. Gasteropode che si porta appresso il guscio e cammina lentamente lasciando dietro di sé una striscia di bava.
15. Pelle sulla parte posteriore del collo.

Esercizio 2. Nel breve racconto che avete appena letto, alcuni verbi al passato remoto sono riportati in rosso: ne avete capito la ragione? Giusto: si tratta infatti di verbi irregolari. Beh, decisamente irregolari! Una volta che ne avrete individuata la forma dell’infinito, divertitevi ad inserirli correttamente nelle seguenti frasi al modo e al tempo richiesti dalla logica della narrazione.

1. La mia mamma (dirmelo) ……………………. sempre: -Non svegliare il can che dorme, specialmente se è un rottweiler!- Peccato che non le abbia dato ascolto: adesso ho solo quattro dita alla mano destra!
2. Il terremoto della settimana scorsa (scuotere) …………… la casa fin dalle fondamenta.
3. Io non (volere)…………….. a tutti i costi che tu faccia questa cosa: se non ti va, è sufficiente che tu (dirmelo) ……………………. e lo chiederò a qualcun altro.
4. (Io-rimanere) …………….. senza parole per la sorpresa, quando Anna mi ha comunicato che presto si sposerà!
5. (Io-non essere) …………………… mai ……………………… tanto felice come nel giorno quando ho divorziato dal mio ex-marito!
6. Secondo te, i fantasmi (apparire) …………………. all’improvviso, o mandano segni premonitori del loro arrivo?
7. Preferirei che tu (dirmi) ………………….. quello che stai pensando.
8. Se solo il Ministero (essere) ………………… più sollecito nel rispondere alle istanze dei cittadini!
9. Giorgio e Carla non (rimanere)…………….. un giorno in più con noi, se ti continuerai a comportarti così male con loro.
10. Quando la famosa attrice e i suoi colleghi (apparire) ……………………… sul palcoscenico, scoppiò un applauso fragoroso da parte degli spettatori entusiasti.

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2 comments to Italiano con il lessico e i verbi irregolari: “Una conchiglia per sentirci il mare” di Vasco Pratolini

  • sansó hahn

    Gentili signori e signore,
    ho scoperto per caso questo sito. Sono insegnante d’italiano in Germania all’universitá popolare. Cosa dire, questo sito e la molteplicitá di cose che si possono fare mi ha entusiasmata. Io ho molti corsi di conversazione,i corsisti fanno anche dei lavori a casa, a questo proposito vorrei chiedere se ci sono anche le soluzioni degli esercizi di grammatica che potrei dare a casa. In attesa di una vostra risposta vi saluto cordialmente. Avrete sicuramente una nuova lettrice.
    Grazie e saluti.
    Sansó Hahn Maria Pia

  • Roberto Balò

    Gentilissima Maria Pia,
    grazie per il messaggio e per i complimenti. Le soluzioni si trovano di solito tra i commenti ai post: non le mettiamo subito, ma lasciamo che chi visita il sito svolga l’esercizio e scriva le risposte nei commenti: a quel punto facciamo la correzione.
    Saluti e buon lavoro!

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