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Conoscete davvero la stazione di Santa Maria Novella?

stazioneChi arriva in treno a Firenze magari non fa caso alla stazione dove scende, perché forse starà pensando ai famosi monumenti della città che vorrà visitare; eppure anche la stazione di Santa Maria Novella è oggi considerato un monumento vero e proprio da proteggere e ammirare. Monumento non antico certo, se si considera che ha poco meno di ottant’anni.

La Stazione attuale fu costruita infatti negli anni trenta, in pieno periodo fascista, dal cosiddetto Gruppo Toscano guidato dall’architetto Giovanni Michelucci. Santa Maria Novella, però, non rientra nello stile dell’architettura del ventennio mussoliniano, essendo oggi annoverata tra le opere più importanti del cosiddetto razionalismo italiano, corrente artistico-architettonica il cui obiettivo principale era quello di ricercare un equilibrio fra struttura e funzionalità di un’opera. Più che razionalista, Michelucci preferiva però definire la sua stazione sincretica, ovvero espressione di tendenze diverse sviluppatesi in armonia. Per capire meglio questa armonia, leggiamo da Wikipedia:

“Tra le caratteristiche architettoniche spicca anche la scelta dei materiali che si amalgamano perfettamente agli edifici cittadini, a partire proprio dall’antistante chiesa di Santa Maria Novella realizzata con la stessa pietra. Dalla facciata, a semplici blocchi squadrati, si apre una vetrata a sette grandi fasce che proseguono per tutto l’edificio (la cosiddetta “cascata di vetro”) dando un effetto prospettico gradevole e illuminando il grande atrio della biglietteria, o Salone delle Partenze, ricoperto di marmi, e soprattutto l’arioso vano dei binari, realizzato senza strutture di sostegno centrali per garantirne la massima ampiezza e vastità”.

Si racconta che la stazione di Michelucci fu fortemente voluta da Mussolini, il quale, osservando dall’alto il progetto della stazione, vi scorse una somiglianza con il fascio littorio, simbolo della sua dittatura. Tale somiglianza era ovviamente casuale. Degli anni bui del fascismo resta al binario 8 una targa che ricorda il treno su cui l’8 marzo 1944 salirono più di mille ebrei: deportati nei campi di concentramento, non fecero mai più ritorno. Sempre in quel periodo fu costruita sul lato destro della stazione l’austera, cubica e marmorea Palazzina Reale, la quale, come ci spiega il nome, doveva ospitare la famiglia reale durante le sue soste in città, visto che l’antico palazzo reale, Palazzo Pitti, era diventato museo.

Santa Maria Novella vede oggi circa 59 milioni di passeggeri camminare lungo i suoi binari in un anno, e rimane un vero e  proprio  capolavoro dell’architettura del novecento, in cui bellezza formale e funzionalità si uniscono in perfetta armonia, in cui “l’estrema cura del dettaglio, insieme al perfetto impianto distributivo, garantiscono alla stazione la resistenza non solo all’invecchiamento funzionale ma soprattutto all’invecchiamento estetico facendone una espressione artistica raggiunta e stabile” (Wikipedia).

santa maria novellaTra le tante curiosità non si può non ricordare che:

  • nel bar della stazione si trovano due grandi tempere di Ottone Rosai, mentre la parete sovrastante l’uscita destra è decorata da un affresco di Giampaolo Talani;
  • l’intera opera è anche uno dei primi esempi di perfetta compenetrazione tra architettura e design: si pensi alle panchine e ai ripiani appoggia-bagagli, parte integrante dei pilastri, o all’elegante orologio esterno, disegnato da Nello Baroni;
  • la stazione è stata teatro di tante scene di film, la più celebre delle quali è forse quella degli schiaffi in Amici Miei (1975) di Monicelli.
  • il 17 dicembre 2010 l’intera stazione andò in tilt a causa di una nevicata, che ghiacciò tutti gli scambi. Pare che Trenitalia avesse appena tagliato sul personale predisposto al mantenimento degli stessi.

La prossima volta che vi capita di passare da Santa Maria Novella, osservatela meglio, anche se siete di fretta.

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