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Qualche consiglio su come parlare fiorentino

Uno dei più diffusi (in Italia, ma anche nel mondo) luoghi comuni sui fiorentini è l’aspirazione della “c”. Questo stereotipo ha certamente un fondamento di verità, come si può ben apprezzare dal video qui sopra;  i non fiorentini che provano a parlare aspirando le “c”, le aspirano indistintamente tutte, mentre in realtà ne vengono eliminate solo alcune.

La regola è questa: si aspirano solitamente solo le “c” con il suono duro, non doppie e che siano precedute e seguite da una vocale. La vocale che precede può essere anche l’ultima lettera della parola precedente. Esempio: locale si pronuncerà lo’ale, mentre macelleria o Boccaccio verranno pronunciate così come sono scritte.

La celebre frase che si sente nel video, vorrei una coca cola calda con la cannuccia corta e colorata, diventa trascritta in fiorentino un florilegio di apostrofi (che indicano la scomparsa della “c”): vorrei una ‘o’a ‘ola ‘arda ‘on la ‘annuccia ‘orta e tutta ‘olorata. La “c” in realtà quasi mai viene eliminata del tutto, per cui graficamente, invece dell’apostrofo, viene usata una “h” in modo da far notare che la “c” c’è ancora, e che bisogna soffermarvicisi leggermente: così non si potrà dire vo’abolario, bensì vohabolario, e si dirà buha e non bua (che ha un altro significato).

Addirittura in alcune circostanze succede che la lettera “c” raddoppi: ad esempio che? usato in forma interrogativa diventa icché? oppure il cane diventa i’ccane (elisione della “l” dell’articolo il, quindi la “c” di cane, anche in questo caso, è preceduta da vocale).

L’uso di questa pronuncia particolare pare sia dovuta al sostrato etrusco del toscano, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo: per approfondire l’argomento suggeriamo questo articolo sul forum dell’Accademia della Crusca.

La “c” non è l’unica consonante che subisce trasformazioni: spesso anche la lettera “l” si trasforma in “r”, così caldo diventa cardo: oggi fa un cardo ‘ane! (nota bene: la “c” di cardo non si aspira perché preceduta da una “n”).

Non molti poi notano che spesso i fiorentini aspirano anche la “t” (negli stessi casi della “c”) oppure la pronunciano in modo simile al “th” inglese: se n’è andata diventa se n’è andatha, acqua gelata diventa acqua gelatha.

Il fiorentino ha diverse altre particolarità e parole effettivamente dialettali. Una divertente e un po’ sboccata guida al dialetto fiorentino, scritta in fiorentino, si trova su Nonciclopedia. Seguendo invece il link  sul blog Firenze curiosità, è possibile scaricare gratuitamente il Vohabolario del vernacolo fiorentino e dialetto toscano di ieri e di oggi: alla fine del vocabolario c’è anche una grammatica che spiega in maniera dettagliata (e più precisa di quanto abbiamo fatto noi) le regole del fiorentino. Su Facebook è possibile seguire il gruppo Il vero “dialetto fiorentino”Dialetto TOSCANO:I’ MEGLIO!!! dove si trovano frasi e detti divertenti in vernacolo.

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3 comments to Qualche consiglio su come parlare fiorentino

  • Giorgio

    Anche se l’articolo è vecchio provo lo stesso a chiedere una cosa: come vengono resi, nel vernacolo fiorentino, gli infiniti dei verbi che in italiano sono irregolari perché contratti, cioè quelli in -rre (porre, produrre, trarre)?
    Sono uguali all’italiano o cambiano?

    Grazie per eventuali risposte

  • Roberto Balò

    Ciao Giorgio, sì sono uguali all’italiano.

  • Giorgio

    Grazie per la cortese risposta, ciao

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