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Italiano con la storia dell’arte: Rosso Fiorentino e Firenze

In questo post impareremo a conoscere il pittore Rosso Fiorentino e quali sue opere è possibile ammirare a Firenze. Alla fine del testo si trovano dieci semplici domande per verificare la comprensione del testo.

angiolino_rosso_fiorentinoRosso Fiorentino, pseudonimo di Giovan Battista di Jacopo, nacque a Firenze il 18 marzo 1495 e morì a Fontainebleau, in Francia, il 14 novembre 1540. Allievo, insieme a Pontormo, di Andrea del Sarto, può essere considerato uno dei principali esponenti dei cosiddetti “eccentrici fiorentini”, i pionieri del manierismo in pittura. Il soprannome di Rosso è dovuto al colore dei suoi capelli.

Fu sotto molti punti di vista un pittore anticonformista che si ribellò al classicismo: per questo, soprattutto a Firenze e a Roma, non ottenne la fama che forse si sarebbe meritato. Nella seconda parte della sua vita si trasferì alla corte di Fontainebleau, dove divenne lo stimatissimo pittore di corte di Francesco I di Francia, incarico già ricoperto dal suo maestro Andrea del Sarto e da Leonardo da Vinci.

Ci occuperemo qui delle opere che è possibile vedere a Firenze. Tra i suoi primi lavori troviamo l’Assunzione della Vergine, eseguito tra il 1514 e il 1517, per il Chiostrino dei Voti in SS. Annunziata. Sempre per il Chiostrino, Rosso lavorò ad alcune lunette assieme al Franciabigio e al Pontormo.

pala_spedalingoNel 1518 realizzò un’importante commissione, la cosiddetta Pala dello Spedalingo, originariamente destinata alla chiesa di Ognissanti. Il committente, nonostante l’originalità della tavola, la rifiutò per le fattezze “crudeli e disperate” dei personaggi. Le espressioni dei personaggi vennero poi attenuate nella versione finale dell’opera che fu sistemata in una chiesetta di provincia. Nella pittura di Rosso i colori sono quasi rarefatti e le figure diventano caricaturali quasi precorrendo la pittura espressionista novecentesca. La pala è conservata alla Galleria degli Uffizi dove si trova anche il famoso Angiolino musicante, frammento di una pala perduta. Il fanciullo alato è ritratto con in mano un liuto, quasi più grande di lui, mentre lo suona con impegno.

Dopo un periodo trascorso a Piombino e a Volterra, rientrò a Firenze dove eseguì le sue ultime commissioni nella sua città. La Pala Dei, conservata alla Galleria Palatina, è un olio su tavola del 1522 commissionatogli dalla famiglia Dei: si tratta di una sacra conversazione, con al centro la Madonna che tiene in braccio il Bambino. Attorno, disposti a semicerchio, si contano ben dieci santi, tra cui san Pietro (veste gialla e azzurra, chiavi e libro in mano), sant’Agostino (vestito da vescovo), san Sebastiano (seminudo, con le braccia legate dietro la schiena), e santa Caterina d’Alessandria (spada e ruota dentata rotta): gli attributi di quest’ultima sono però aggiunte settecentesche.

Lo Sposalizio della Vergine o Pala Ginori è un dipinto a olio su tavola firmata e datata 1523, e conservato nella basilica di San Lorenzo di Firenze. L’opera venne commissionata per la cappella dedicata a Maria e Giuseppe ed aveva un particolare significato devozionale, poiché davanti ad essa le giovani spose venivano a far benedire gli anelli nuziali. Il quadro rappresenta Giuseppe che sta infilando l’anello a Maria e un sacerdote benedicente dietro di loro. La particolarità di questa opera è che Giuseppe è rappresentato come un bel giovane, anziché anziano, una scelta veramente dissacrante per l’epoca. Tra l’altro è stata colta anche una certa somiglianza tra questo San Giuseppe il David di Donatello. Ci sono inoltre molti altri elementi di rottura con la tradizione, come ad esempio l’eliminazione del tipico schema piramidale (vedi Andrea del Sarto), i panneggi sono quasi astratti, innaturali, le espressioni dei personaggi e le anatomie sono tormentate e gli occhi non comunicano con lo spettatore.

Mosè difende le figlie di Jetro è un altro dipinto a olio su tela attribuito a Rosso Fiorentino, databile al 1523-1524 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze. L’attribuzione non è certa ed è possibile che sia una copia. Alcuni studi del 1995 hanno infatti rivelato un disegno sottostante approssimativo e alcune parti del quadro sembrano incompiute o terminate sommariamente. Soprattutto è strano il supporto su tela, mai usato dal pittore prima del suo soggiorno in Francia. L’opera rappresenta un episodio biblico dell’Esodo in cui le sette figlie del sacerdote Jetro, vengono importunate da un gruppo di pastori mentre attingono l’acqua a un pozzo per abbeverare il gregge del padre. Mosè interviene minacciosamente e i pastori fuggono.

Altre opere di Rosso Fiorentino presenti a Firenze sono: l’Uomo in nero di profilo alla Galleria Palatina e il Ritratto di giovane in nero alla Galleria degli Uffizi.

Comprensione. Rispondete Vero o Falso alle seguenti domande:

1. Rosso Fiorentino era di origine francese. Vero/Falso

2. Fu allievo di Pontormo. Vero/Falso

3. Era uno dei pittori più richiesti a Firenze e Roma. Vero/Falso

4. Una grande novità di Rosso Fiorentino rispetto al classicismo è l’uso del colore. Vero/Falso

5. L’Angiolino musicante è parte di un’opera più grande. Vero/Falso

6. Nella Pala Dei sono rappresentati molti personaggi. Vero/Falso

7. Nello Sposalizio della Vergine, Giuseppe è molto giovane. Vero/Falso

8. Non è sicura l’attribuzione di Mosè difende le figlie di JetroVero/Falso

9. In quest’opera Mosè ricorda il David di Donatello. Vero/Falso

10. Dopo il 1524 si trasferì a Parigi insieme ad Andrea del Sarto. Vero/Falso

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– Il Chiostro dello Scalzo e la casa di Andrea del Sarto
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– Il Franciabigio.

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