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“La fiaba della bicicletta”: Dino Buzzati al Giro d’Italia

buzzati giro italia

La XXXII edizione del Giro d’Italia, svoltasi nel 1949, ebbe come suo narratore d’eccezione lo scrittore Dino Buzzati, che seguì la manifestazione e raccontò le gesta dei suoi protagonisti (Bartali e Coppi in primis) per le pagine del Corriere della Sera. Adesso che si è da poco conclusa la CIV edizione del Giro, ci sembra bello trascrivere qui un brano che esalta la bellezza, romantica secondo lo scrittore, dello sforzo agonistico di questi straordinari atleti e, con l’occasione, proporvi alcuni esercizi.

Esercizio 1. Trovate nel testo le parole sinonimo delle seguenti:  accattoni; strana; circondato; saltavano; fondamento;  decrepiti; badili; allineati; affanni

“Eppure, via via che questi uomini procedevano di città in città, le popolazioni lasciavano gli affari e le vanghe, balzavano dal letto, scendevano dai sommi casolari, facevano a piedi lunghissimi tragitti, aspettavano sotto pioggia e sole per mattine intere, ed eccole là, le genti di tutta Italia, contadini, operai, lupi di mare, mamme, vecchi cadenti, paralitici, preti, mendicanti, ladri, schierati lungo quattromila chilometri, e non erano più gli stessi del giorno prima, un sentimento nuovo e potente li possedeva, ridevano, gridavano, per qualche istante dimenticavano le pene della vita, erano felici, positivamente, e ne possiamo fare qui regolare testimonianza.
Serve dunque una faccenda stramba e assurda come il Giro d’Italia in bicicletta? Certo che serve: è una delle ultime città della fantasia, un caposaldo del romanticismo, assediato dalle squallide forze del progresso, e che rifiuta di arrendersi.

Esercizio 2. Dove inserireste le seguenti frasi? Sono dei giovani schiavi; E sono anche dei monaci; Sono dei cavalieri erranti; Sono dei pazzi; Essi sono pellegrini

Guardateli, mentre pedalano, pedalano tra campi, colline e selve. _____________________ in cammino verso una città lontanissima che non raggiungeranno mai: simboleggiando in carne ed ossa, come in un quadro di pittore antico, la incomprensibile avventura della vita. E questo è romanticismo puro.

_______________________ che partono a una guerra senza terre da conquistare: e i giganti loro nemici assomigliano ai famosi molini a vento di Don Chisciotte, non hanno membra e volti umani, si chiamano distanza, gradi di inclinazione, sofferenza, pioggia, paura, lacrime e piaghe. E anche questo è romantico abbastanza.

______________________ prigionieri di un orco che li ha legati a una macina di piombo ed essi girano, sferzati a sangue, e dai boschi intorno le loro donne chiamano, piangendo, ma gli schiavi non possono rispondere. E non è romanticismo questo?

_______________________. Perché potrebbero fare la stessa strada senza fatica e invece faticano da bestie, potrebbero andare adagio e invece sfacchinano per correre presto, potrebbero quasi tutti guadagnare gli stessi soldi senza soffrire e invece preferiscono il supplizio. Sì, pure qui romanticismo.

______________________: di una speciale confraternita che ha le sue dure leggi. Ciascuno spera nella grazia, ma a pochissimi, uno o due per decennio, la grazia viene concessa. Tuttavia continuano, perché sanno che nei pochi eletti il mondo riconoscerà, senza neppure immaginarlo, una specie di investitura sacra. E allora splenderà la gloria. Candida favola anche questa, degna dei vecchi tempi andati.

Esercizio 3. Ricostruite le seguenti frasi mettendone in ordine gli elementi:

La bicicletta visibile è vento l’immagine del (Cesare Angelini)
Il ciclismo è consentita umano possibilità il massimo di corpo poetica al (Alfredo Oriani)
La corsa è pietà, morta l’è corsa (Federico Gay)
Il ciclismo è biglietto lo popolare più paga perché non si il sport (Pier Paolo Pasolini)
La vita è equilibrio come devi andare muoverti in se stare in vuoi bicicletta: (Albert Einstein)
Il ciclismo è biliardo ingrossa uno il antiestetico, sport le cosce… meglio. (Vittorio Gassman ne Il sorpasso)
Ogni bicicletta ancora che adulto umana un in razza penso che sia per volta vedo la ci speranza (Herbert George Wells)
Il stato rapporto con parità la è sempre mio di bicicletta: non l’altro sopra e uno sotto, ma e due sopra tutti o e due sotto tutti, primo da per cadeva chi dipende. (Francesco Salvi)

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