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Italiano con l’ecologia: Marcovaldo con “La città tutta per lui” e Celentano con “Il ragazzo della via Gluck”

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Vi piace vivere in città o piuttosto non preferireste abitare in campagna? Amate il verde dei pascoli montani o vi basta il verde dei giardinetti pubblici? Se foste come Marcovaldo, il celeberrimo protagonista delle novelle di Italo Calvino Marcovaldo , ovvero le stagioni in città, costretto dalle circostanze a vivere in una metropoli, forse fareste come lui e cerchereste i segni della natura anche nel più piccolo angolo. Da questo piccolo libro, che già nel 1963 parlava sia di tematiche sociali che ambientali, vi presentiamo un estratto dal breve racconto La città tutta per lui. Nel testo troverete alcune parole in neretto che vi serviranno per fare l’esercizio che segue e che consiste nell’inserire le suddette parole nella frase adeguata. Infine, troverete una arci-famosa canzone di Adriano Celentano che affronta più o meno le stesse tematiche e che risale al 1966: Il ragazzo della via Gluck. Prima di ascoltarla qui, fate il secondo esercizio inserendo le proposizioni semplici o articolate che ritenete corrette. Ascoltate quindi la canzone e correggete gli eventuali errori. Buon ascolto e, nel caso, buona discussione!

La città tutta per lui – 1963

La popolazione per undici mesi all’anno amava la città che guai toccargliela: i grattacieli, i distributori di sigarette, i cinema a schermo panoramico, tutti motivi indiscutibili di continua attrattiva. L’unico abitante cui non si poteva attribuire questo sentimento con certezza era Marcovaldo; ma quel che pensava lui – primo – era difficile saperlo data la sua scarsa comunicativa, e – secondo – contava così poco che comunque era lo stesso.

A un certo punto dell’anno, cominciava il mese d’agosto. Ed ecco: si assisteva a un cambiamento di sentimenti generale. Alla città non voleva bene più nessuno: gli stessi grattacieli e sottopassaggi pedonali e autoparcheggi fino a ieri tanto amati erano diventati antipatici e irritanti. La popolazione non desiderava altro che andarsene al più presto: e così a furia di riempire treni e ingorgare autostrade, al 15 del mese se ne erano andati proprio tutti. Tranne uno. Marcovaldo era l’unico abitante a non lasciare la città.

Uscì a camminare per il centro, la mattina. S’aprivano larghe e interminabili le vie, vuote di macchine e deserte; le facciate delle case, dalla siepe grigia delle saracinesche abbassate alle infinite stecche delle persiane, erano chiuse come spalti. Per tutto l’anno Marcovaldo aveva sognato di poter usare le strade come strade, cioè camminandoci nel mezzo: ora poteva farlo, e poteva anche passare i semafori col rosso, e attraversare in diagonale, e fermarsi nel centro delle piazze. Ma capì che il piacere non era tanto il fare queste cose insolite, quanto il vedere tutto in un altro modo: le vie come fondovalli, o letti di fiumi in secca, le case come blocchi di montagne scoscese, o pareti di scogliera.

Certo, la mancanza di qualcosa saltava agli occhi: ma non della fila di macchine parcheggiate, o dell’ingorgo ai crocevia, o del flusso di folla sulla porta del grande magazzino, o dell’isolotto di gente ferma in attesa del tram; ciò che mancava per colmare gli spazi vuoti e incurvare le superfici squadrate, era magari un’alluvione per lo scoppio delle condutture dell’acqua, o un’invasione di radici degli alberi del viale che spaccassero la pavimentazione. Lo sguardo di Marcovaldo scrutava intorno cercando l’affiorare di una città diversa, una città di cortecce e squame e grumi e nervature sotto la città di vernice e catrame e vetro e intonaco. Ed ecco che il caseggiato davanti al quale passava tutti i giorni gli si rivelava essere in realtà una pietraia di grigia arenaria porosa; la staccionata d’un cantiere era d’assi di pino ancora fresco con nodi che parevano gemme; sull’insegna del grande negozio di tessuti riposava una schiera di farfalline di tarme, addormentate.

Si sarebbe detto che, appena disertata dagli uomini, la città fosse caduta in balia d’abitatori fino a ieri nascosti, che ora prendevano il sopravvento: la passeggiata di Marcovaldo seguiva per un poco l’itinerario d’una fila di formiche, poi si lasciava sviare dal volo d’uno scarabeo smarrito, poi indugiava accompagnando il sinuoso incedere d’un lombrico. Non erano solo gli animali a invadere il campo: Marcovaldo scopriva che alle edicole dei giornali, sul lato nord, si forma un sottile strato di muffa, che gli alberelli in vaso davanti ai ristoranti si sforzano di spingere le loro foglie fuori dalla cornice d’ombra del marciapiede. Ma esisteva ancora la città? Quell’agglomerato di materie sintetiche che rinserrava le giornate di Marcovaldo, ora si rivelava un mosaico di pietre disparate, ognuna ben distinta dalle altre alla vista e al contatto, per durezza e calore e consistenza.

Così, dimenticando la funzione dei marciapiedi e delle strisce bianche, Marcovaldo percorreva le vie con zig-zag da farfalla…

Esercizio
1. Sono settimane che non piove e questo torrente ………. fa impressione.
2. Va bene che nelle case al mare c’è sempre un po’ di odore di ………., ma qui si esagera: l’aria è praticamente irrespirabile!
3. Il piccolo peschereccio era ……… delle portentose onde del mare e solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo dal naufragio.
4. Ancora si ricorda l’…….. a Firenze del 4 novembre 1966, quando rischiammo di perdere moltissimo del nostro patrimonio artistico.
5. Che bella la sky-line di New York con tutti quei ……… che la rendono giustamente tanto famosa!
6. Non sarebbe una casa caratteristica del luogo se non avesse le persiane delle finestre di questa bella tonalità di verde.
7. I pedoni devono camminare sul ………., la strada è riservata alle automobili.
8. ……… di fare acquisti on-line ti ritroverai con il conto corrente svuotato!
9. I negozianti sono obbligati a tirare giù le ………. e chiudere bottega entro e non oltre le ore 21:30
10. Occorre riparare la ……… intorno al galoppatoio, perché è rovinata in più punti.
11. Ma dove ha il cervello quel ragazzo? Si crede tanto bravo a fare così a ……… nel traffico fra le automobili? Non lo capisce che è pericoloso?
12. Mi piace quel suo modo di ………, quasi fosse una top model che indossa il vestito più bello della sfilata
13. A questo incrocio sembra che i …….. ci stiano solo per fare bella figura: non li rispetta nessuno. Ci vorrebbe proprio una telecamera
14. Che ne dici se rivestissimo la facciata del palazzo con questa bella ……… gialla proveniente dalla Sardegna? Non sei d’accordo con me che l’effetto finale sarebbe notevole?
15. Al piccolo Giovanni sarebbe tanto piaciuto andare alle giostre, ma poi la stanchezza ha preso il ………. e lui si è addormentato in macchina, così i suoi l’hanno riportato a casa.

Il ragazzo della via Gluck  1966

Questa è la storia
….. uno ….. noi
anche lui nato ….. caso …..  via Gluck,
….. una casa fuori città,
gente tranquilla che lavorava.
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città
e quella casa ….. mezzo ….. verde ormai
dove sarà?
Questo ragazzo ….. via Gluck
si divertiva ….. giocare ….. me,
ma un giorno disse: “vado ….. città”
e lo diceva mentre piangeva,
io gli domando: “amico, non sei contento?
vai finalmente ….. stare …… città:
là troverai le cose che non hai avuto qui,
potrai lavarti ….. casa senza andar
giù ….. cortile”.
“Mio caro amico” disse “qui sono nato
e ….. questa strada ora lascio il mio cuore
ma come fai ….. non capire,
è una fortuna per voi che restate
….. piedi nudi ….. giocare nei prati,
mentre là ….. centro io respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno che
fischia così…. ua uau”.
Passano gli anni, ma otto son lunghi,
però quel ragazzo ne ha fatta ….. strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora ….. soldi lui può comperarla.
Torna e non trova gli amici che aveva,
solo case ….. case, catrame e cemento:
là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa ….. mezzo ….. verde ormai
dove sarà?

Non so, non so perché continuano
….. costruire le case
e non lasciano l’erba, non lasciano l’erba
non lasciano l’erba, non lasciano l’erba.
E no, se andiamo avanti così,
chissà come si farà,
chissà, chissà come si farà.

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