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Italiano con la storia dell’arte: una comprensione su Pietro da Verona

Se siete stati o andrete a visitare il Museo di San Marco a Firenze, osservando i dipinti di Beato Angelico noterete sicuramente un personaggio che ricorre in moltissime opere, sia nei quadri che si trovano a piano terra nella sala vicino all’ingresso, sia negli affreschi delle celle dei monaci. Questo personaggio è San Pietro Martire, sempre ritratto con la testa spaccata e a volte addirittura con un coltello infilato nel cervello. Se siete curiosi di conoscere la sua storia e perché ricorre così spesso nelle opere di Beato Angelico, leggete questo testo e provate a rispondere alle facili domande che si trovano alla fine.

Chi era Pietro da Verona?

Beato_Angelico_San_Pietro_Martire

San Pietro Martire in un affresco di Beato Angelico

Pietro da Verona, o Pietro Martire, al secolo Pietro Rosini, nacque a Verona intorno al 1205 da famiglia catara. I catari erano gli appartenenti ad un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo. Pietro studiò all’Università di Bologna e successivamente entrò a far parte dell’Ordine dei Frati Predicatori al tempo in cui Domenico di Guzmán (il fondatore dell’ordine dei Domenicani) era ancora vivente. 

Pietro si distinse presto per la sua tenace opposizione alle eresie, soprattutto nei confronti di quella catara e per questo nel 1232 fu inviato dal papa Gregorio IX in Lombardia, dove l’eresia catara era largamente radicata e praticata, con mandato e compito di reprimerla. Fece il suo ingresso nel monastero di Sant’Eustorgio e subito fondò un’associazione di militanti detta Società della Fede, impegnata nella lotta contro i catari.

Alla fine del 1244 fu inviato a Firenze, dove cominciò a predicare nella chiesa di Santa Maria Novella. Qui, nell’ambito delle sue iniziative per combattere l’eresia, fondò anche una Sacra Milizia (o La società di Santa Maria) che ebbe il sostegno del popolo. Pietro e gli inquisitori domenicani ottennero la condanna di alcune famiglie di eretici fiorentini e per questo avvennero in città diversi scontri tra cui quelli detti “del Trebbio” e di “Santa Felicita”, (dal nome dei luoghi dove si svolsero e dove oggi si trovano due colonne celebrative erette alla fine del Trecento, rispettivamente la Colonna della Croce al Trebbio e la Colonna di Santa Felicita).

La tradizione vuole che a Firenze Pietro abbia fondato quella che oggi è la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze.

Papa Innocenzo IV lo nominò nel 1251 inquisitore per le città di Milano e Como.

Nel 1252 due sicari armati di roncola assalirono e uccisero Pietro nella foresta di Seveso mentre si recava a piedi da Como a Milano. Le agiografie riportano che intinse un dito nel proprio sangue e con esso scrisse per terra la parola “Credo”, cadendo poi morto. Un suo confratello, Domenico, che si trovava insieme a lui, fu pugnalato mentre tentava di fuggire e morì dopo alcuni giorni di agonia. Uno degli attentatori, Carino Pietro da Balsamo, l’uccisore effettivo di Pietro, si pentì del gesto ed in seguito morì in fama di santità (fu poi fatto beato) presso il convento dei domenicani di Forlì.

L’arte lo raffigura in abito domenicano, spesso con un libro in una mano e la palma del martirio nell’altra, trafitto da un roncola o un grosso coltello infilzati nella testa.

Testo tratto e adattato da Wikipedia.

Comprensione. Dite se le seguenti affermazioni sono vere o false:

1. Il vero nome di Pietro da Verona è Pietro Rosini. Vero/Falso

2. Pietro era un eretico. Vero/Falso

3. Non ha mai conosciuto Domenico di Guzmán. Vero/Falso

4. Pietro era un inquisitore. Vero/Falso

5. Pietro visse a Firenze per circa 7 anni. Vero/Falso

6. Pietro fu giustiziato come eretico. Vero/Falso

7. L’assassino di Pietro si chiamava Carino Pietro da Balsamo. Vero/Falso

8. Domenico era uno degli assassini. Vero/Falso

9. L’assassino di Pietro è diventato beato. Vero/Falso

10. Pietro è raffigurato con la sua testa in mano. Vero/Falso

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