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Italiano con la letteratura: Emilio Salgari e una novella marinaresca di Mastro Catrame – quarta parte

topolino

La storia continua e voi continuate a fare esercizi…

L’esercizio di questa volta è piccolo, ma tosto: pochi verbi da concordare al modo e al tempo richiesti dalla logica della narrazione.

La nostra paura però fu di breve durata, poiché il temuto assalto dei famelici roditori, almeno pel momento, non si effettuò. Pareva anzi che (essere) _________  spaventati e che (cercare) _________ la nostra compagnia senza intenzioni ostili. Di essi quelli che erano riusciti ad arrampicarsi sul castello di prua, dove io mi trovavo, invece di morderci, si nascondevano fra le nostre gambe e stavano quieti.Ora, che mai li aveva costretti a invadere la coperta del vascello? Io cominciai a diventare inquieto, sapendo che quello non era l’istinto delle detestate bestiacce. Certo qualche pericolo ci minacciava e i roditori lo sentivano: in caso diverso non (loro-abbandonare) __________ la stiva dove potevano godere quasi completa sicurezza.Voi ridete!… (Vedersi) ________  fra poco se io avevo ragione o torto di pensarla così…
Papà Catrame si fermò, lasciandoci ridere a nostro bell’agio, si stropicciò le mani con una certa contentezza, accese un altro mozzicone di sigaro, poi continuò:
Benché la nostra nave non (essere) ________ governata, e nessuno (osare) _________ scendere in coperta, dove i topi continuavano ad ammucchiarsi, battagliando ferocemente, teneva bene il mare e pareva che non (correre) _________ un immediato pericolo. Scricchiolava dalla ruota di prua a quella di poppa, dalla chiglia alla coperta, si sollevava penosamente sulle onde, ma teneva fronte all’uragano colle malferme costole ed i molti suoi anni. Due ore dopo, però, vedemmo irrompere dal boccaporto altri battaglioni di topi, forse gli ultimi, i quali si rovesciarono confusamente addosso ai compagni. Erano i più giovani forse e meno esperti, che (preferire) __________ saccheggiare ancora una volta la nostra disgraziata dispensa prima di abbandonare la stiva. Quasi contemporaneamente giunse ai nostri orecchi un sordo muggito che ci fece impallidire, come Macbeth dinanzi all’ombra di Banco.
– Ohè, papà Catrame, che sfoggio d’erudizione! – esclamò il capitano. – Anche delle tragedie tiri in campo, per abbellire i tuoi racconti!
– Credete forse che non (io-conoscere) _________ Macbeth? – disse il mastro, un po’ risentito. – Ho alzato per quindici sere il telone quando si recitava a bordo del Fox, onde ingannare l’inverno fra i ghiacci della baia di Melville.
– Bella carica, perbacco!… – esclamò il comandante, ridendo a crepapelle.
– Si fa quello che si può, – rispose modestamente il mastro. – Ma lasciatemi finire la storia o questa notte non dormirà nessuno. Sono rimasto… Va bene: quando udimmo un muggito che ci fece impallidire. Dapprima non sapemmo a che cosa attribuirlo; ma ascoltando con profonda attenzione, ci accorgemmo che proveniva da una fuga d’acqua. La vecchia nave aveva ceduto in qualche punto e beveva allegramente, riempiendosi come un otre. I topi, quei furboni, guidati dal loro meraviglioso istinto, (prevedere) __________  il disastro e (rifugiarsi) __________ per tempo in coperta, onde non annegare.

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