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Italiano con i Santi e il lessico: San Faustino, il protettore di chi cerca l’anima gemella

libero

San Faustino pensaci tu!

Gli innamorati di tutto il mondo ieri hanno celebrato la ricorrenza di San Valentino, e così anche molti di voi, immaginiamo. Che ne è stato però di quelli che innamorati ricambiati ancora non sono e che, quindi, non avevano niente da festeggiare? Si saranno strappati i capelli dalla disperazione? Avranno sospirato languidamente alla luna, invidiato gli accoppiati, tramato sottili vendette, rosi com’erano dall’invidia? Niente di tutto questo, perché sapevano che già il giorno dopo avrebbero potuto contare anche loro su un Santo protettore: San Faustino da Brescia, il Santo di chi è in cerca dell’anima gemella.


Il 15 febbraio, nel calendario, San Faustino viene ricordato insieme al fratello San Giovita (con il quale subì il martirio nel 120 d. C.), ed è la loro storia che adesso vi narriamo, prendendo come sempre in prestito le parole dal vecchio libro (1894 circa) intitolato Le vite dei Santi per tutti i giorni dell’anno, a cura del Sacerdote Giocondo Storni. Il racconto è seguito da un esercizio di lessico e da una novella molisana, tratta da Fiabe italiane di Italo Calvino, che, mentre fate l’esercizio sulla concordanza dei tempi, vi spiega quanto può rivelarsi difficile trovare l’anima gemella!

I SS. Faustino e Giovita (†120)

Faustino e Giovita fuono patrizi di Brescia, fratelli di sangue, fratelli di fede, amendue si cinsero la fronte della corona del martirio.
Quanto è potente una sana educazione e quale influenza non hanno i santi precetti succhiati col sangue materno? Ed è infatti che que’ santi fratelli ebbero una madre pietosa che instillò nel loro cuore l’amore a Gesù Cristo. Formati a questa scuola meritaronsi i settemplici doni dello Spirito Santo; così non erano paghi di santificare se stessi, ma volevano che tutti adorassero Dio. Onde andavano di casa in casa per istruire gli ignoranti, animare i tepidi ed abbattere gli idoli. Sorta la persecuzione per opera di Traiano, le prigioni di Brescia erano stipate di confessori, ed i nostri santi fratelli correvano dovunque raccomandando preghiera, fermezza e prudenza. L’opera loro era rivolta specialmente a visitare i carcerati per recar loro i soccorsi spirituali e materiali. Ma esortando gli altri al martirio, venne la volta loro. Accusati al prefetto vennero tradotti, battuti e trascinati al ludibrio per città diverse; gettati ne’ roghi, esposti alle fiere, senza che né le fiamme, né i denti dei leoni loro nuocessero. Onde stanchi i carnefici di martoriarli, li ricondussero in Brescia e quivi furono decapitati l’anno 120 d’ordine di Adriano. Furono dessi come la primizia offerta da Brescia a Cristo, una immolazione santa e propizia per ripurgare quella città dalla sozzura del paganesimo; e Brescia, per animo grato a Dio, innalzò sontuosa basilica a’ suoi eroi Faustino e Giovita e li venera tuttavia come Patroni.

Esercizio 1. Individua tra le tre scelte proposte i sinonimi delle parole o espressioni che hai trovato in neretto nel testo:

Amendue: a) insieme; b) a vicenda; c) entrambi
Settemplici: a) simbolici; b) di sette elementi; c) semplici
Tepidi: a) indifferenti; b) svogliati; c) distratti
Fermezza: a) saldezza; b) immobilità; c) calma
Venne la volta loro: a) gli si rivoltarono contro; b) fuggirono; c) toccò a loro
Tradotti: a) interpretati; b) spiegati; c) condotti
Ludibrio: a) scherno; b) gioco; c) in catene
Fiere: a) bestie feroci; b) sagre; c) intemperie
Quivi: a) infine; b) in seguito; c) in questo luogo
Dessi: a) quindi; b) gli stessi; c) da qui

Esercizio 2. Coniuga i verbi tra parentesi al modo e al tempo richiesti dalla logica della narrazione.

La Borea e il Favonio

Una volta alla Borea venne voglia di prender marito. (Lei-andare) __________ dal Favonio e (dirgli) _________: –  Don Favonio, vuoi essere il mio sposo? Il Favonio (essere) _________ un tipo attaccato ai quattrini e le donne non (andargli) _________ a genio. Così, senza tanti complimenti, (lui-dirle) __________: – No, Donna Borea, perché non hai neanche un soldo di dote.
La Borea, punta sul vivo, (mettersi) ___________ a soffiare con tutte le sue forze, senza fermarsi un attimo, col rischio di farsi scoppiare i polmoni. (Lei-soffiare) __________ per tre giorni e tre notti di seguito, e per tre giorni e tre notti (nevicare) _________ fitto fitto: tutta la campagna, i monti e i villaggi (coprirsi) _________ di neve.
Quando la Borea (finire) ________ di stendere il suo argento intorno, (lei-dire) _________ al Favonio: – Eccoti la mia dote, tu che dicevi che non ne ho! Ti basta? –  e (lei-andare) __________ a riposarsi dalla fatica di quei tre giorni passati a soffiare.
Il Favonio non (farsi) _________ né in qua né in là, (scrollare) _________ le spalle e (mettersi) __________ a soffiare lui. (Lui-soffiare) _________ per tre giorni e tre notti, e per tre giorni e tre notti la campagna, i monti e i villaggi (restare) _________ sotto un fiato caldo che (sciogliere) _________ fin l’ultimo fiocco di neve.
La Borea, dopo che (essersi riposata) ____________ per bene, (svegliarsi) ___________ e (vedere) _________ che della sua dote non (restare) __________ più nulla. (Lei-correre) __________ dal Favonio. – Dove è andata tutta la tua dote, Donna Borea? – (canzonarla) _________ il Favonio, – Allora, mi vuoi ancora per marito?
La Borea (voltargli) __________ le spalle: – No, Don Favonio, non vorrei mai essere tua sposa, perché in un giorno sei capace di mandarmi in fumo tutta la dote!

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