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Italiano con la storia dell’arte: Pontormo e Firenze

Con questo post continuiamo una serie di comprensioni che ci permettono di conoscere i pittori più importanti del rinascimento e del manierismo fiorentino e le loro opere più importanti visibili a Firenze e dintorni. Oggi è il turno di Jacopo Carucci detto il Pontormo. Alla fine del testo si trovano dieci semplici domande per verificare la comprensione del testo. Gli altri artisti di cui abbiamo già parlato si possono raggiungere cliccando sui link tra gli articoli correlati in fondo al post.

Pontormo-Visitazione

Visitazione di Carmignano

Jacopo Carucci, deve il suo pseudonimo Pontormo, al luogo di nascita, il piccolo paese di Pontorme adesso diventato un quartiere della città di Empoli. Pontormo nacque nel 1494, ben presto rimase orfano e a 13 anni venne mandato dalla nonna materna a Firenze dove visse tutto il resto della sua vita.

Come per gli altri artisti dell’epoca, la maggior parte delle notizie sulla sua vita e opera, provengono dal Vasari: Pontormo frequentò le botteghe dei principali artisti allora attivi, come Piero di Cosimo, Andrea del Sarto ed ebbe anche contatti con Leonardo da Vinci ed era considerato una specie di bambino prodigio della pittura. Fu con Andrea del Sarto che Pontormo realizzò le prime opere. Il suo inizio ufficiale fu alla Santissima Annunziata, dove realizzò le figure della Fede e della Carità, oggi molto danneggiate (gli originali sono al Museo di San Salvi). L’opera ebbe un notevole successo che causò forse anche l’ invidia del maestro Andrea del Sarto che comunque gli affidò la realizzazione di due lunette con Storie della Vergine nel Chiostrino dei Voti e che Pontormo eseguì insieme a Rosso Fiorentino.

Il suo stile si va piano piano allontanando da quello del suo maestro e si avvicina a quello michelangiolesco come è possibile notare nella Veronica, un affresco nella Cappella dei Papi che deve al Buonarroti l’uso dei colori, la struttura a serpentina e le pose a contrapposto di figure simmetriche.

Ben presto Pontormo iniziò ad allontanarsi dal classicismo e si avventurò in sperimentazioni, talvolta spregiudicate, che vennero spesso considerate dai suoi contemporanei come bizzarre ed eccessive. In realtà secondo la critica contemporanea, questi anni furono fondamentali per la ricerca di un modo espressivo originale in contrapposizione con quello dei maestri.

Angelo (dett. dalla Deposizione, Chiesa di Santa Felicita)

Angelo (dett. dalla Deposizione, Chiesa di Santa Felicita)

Tra le opere che meglio rappresentano questo passaggio possiamo citare i quattro pannelli per le Storie di Giuseppe ebreo (1517-1518 circa), parte di una decorazione destinata alla Camera nuziale Borgherini, in cui Pontormo rompe gli schemi tradizionali dipingendo scene affollate e complesse, ma pur sempre chiaramente strutturate. Inoltre iniziò ad usare colori accesi e brillanti e tonalità inusuali.

Nel 1519 iniziò a lavorare per la famiglia Medici decorando il salone della villa di Poggio a Caiano. Insieme a lui lavorarono agli affreschi anche Andrea del Sarto e Franciabigio. Di Pontormo è la lunetta che descrive un episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio raffigurante Vertumno e Pomona.

Durante l’epidemia di peste del 1522-1523 Pontormo si allontanò accompagnato dal solo allievo Bronzino, nella Certosa del Galluzzo, dove trovò ospitalità dai monaci e iniziò la decorazione delle lunette del chiostro con Scene della Passione, completandone cinque su sei (l’Inchiodamento alla croce è rimasto allo stadio di disegno preparatorio). In questi affreschi si nota una forte influenza delle incisioni di Dürer che non piacque ai contemporanei.

Sempre per i frati della certosa realizzò una grande tela destinata al refettorio: la Cena in Emmaus (ora agli Uffizi) dove è rappresentato l’esatto momento in cui Gesù, nello spezzare il pane, rivela sé stesso ai due discepoli. L’opera è estremamente realista, ricca di dettagli e particolari: l’uso del fondo scuro inoltre, rende quest’opera di straordinaria modernità, anticipatrice delle ricerche di Caravaggio.

Dal 1526 al 1528 lavorò alla decorazione della Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita, sempre aiutato dal giovane Bronzino. Il carattere di Pontormo era chiuso e amava la solitudine. Si dice che nel 1536, ingaggiato nuovamente da Cosimo I de’ Medici per gli affreschi della villa medicea di Castello, per la volontà di finire da solo tutti gli affreschi, si sia rinchiuso per cinque anni dietro un tramezzo di legno. Purtroppo queste opere sono andate perdute. Di notevole interesse è la Visitazione di Carmignano (in provincia di Prato).

Durante gli anni ’30 del cinquecento per Pontormo continua il suo personale confronto con Michelangelo: i suoi lavori sono preceduti da lunghi studi preparatori volti alla ricerca di una perfezione formale: nel dipinto Undicimila martiri (alla Galleria Palatina) è ad esempio evidente il richiamo alla Battaglia di Cascina. Un riferimento alla Madonna Medici si trova invece nella Madonna col Bambino e San Giovannino degli Uffizi. Sempre di stampo michelangiolesco sono i cartoni preparatori per gli affreschi del soffitto della villa di Poggio a Caiano caratterizzati dal tema del nudo in movimento. Purtroppo anche queste opere non vennero realizzate come pure quelle per la decorazione della loggia della villa di Castello, della quale ci resta però l’importante disegno dell’Ermafrodito (Gabinetto Disegni e Stampe), in cui si trova il tema dell’ambiguità sessuale. In questi lavori il nudo michelangiolesco viene sovvertito, non c’è più descrizione anatomica e al suo posto, Pontormo disegna figure gonfie o vuote, più vicine all’espressionismo che al classicismo.

Dal 1546 il Pontormo lavorò fino al 1557, anno della sua morte, alla decorazione del coro della chiesa di San Lorenzo: questi affreschi furono terminati da Bronzino, ma sfortunatamente vennero distrutti nel 1738. Gli affreschi degli ultimi vent’anni di vita del Pontormo sono quasi tutti perduti o rovinati. Pontormo è sepolto nella cappella di San Luca della basilica della Santissima Annunziata.

Comprensione. Rispondete Vero o Falso alle seguenti domande:

1. Pontormo visse pochi anni a Firenze. Vero/Falso

2. Fu allievo di Andrea del Sarto. Vero/Falso

3. Fu allievo di Michelangelo Buonarroti. Vero/Falso

4. Pontormo inizia a dipingere in modo sperimentale poi si avvicina sempre più alla tradizione rinascimentale. Vero/Falso

5. Bronzino è stato un suo allievo. Vero/Falso

6. Conobbe Caravaggio. Vero/Falso

7. La Visitazione di Carmignano si trova nella chiesa di Santa Felicita. Vero/Falso

8. Dopo il 1530 si ispira a Michelangelo cercando di superarlo. Vero/Falso

9. Molte delle sue opere sono andate distrutte o perdute. Vero/Falso

10. Non è possibile vedere i lavori degli ultimi anni della sua vita. Vero/Falso

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Italiano con la storia dell’arte:

Rosso Fiorentino
– Le opere di Andrea del Sarto a Firenze.
– Il Chiostro dello Scalzo e la casa di Andrea del Sarto
– La basilica della Santissima Annunziata a Firenze
– Il Franciabigio.
– L’italiano con la storia dell’arte: 32 esercizi e comprensioni per studenti stranieri

Per assistenza contattate gli insegnanti dell’Accademia del Giglio, lingua italiana, arte e cultura a Firenze: adg.assistance@gmail.com.

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