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Indovina la parola: un gioco per studenti di italiano L2/LS

collagegiochi

Si tratta di un gioco che propongo spesso nelle classi, adatto ad apprendenti di diversi livelli di competenza linguistica. Ultimamente l’ho proposto nella classe dei ragazzi del progetto SPRAR, perciò richiedenti asilo di varia nazionalità, con un livello di italiano che varia dal principiante assoluto all’A2.

A chi è rivolto e a cosa è utile

Il gioco non è niente di nuovo e lo si trova presentato in vari corsi di lingua italiana: si può però variarlo a seconda del livello, degli argomenti trattati, e mi è sempre sembrato molto utile come attività per l’arricchimento del lessico e per l’uso delle interrogative dirette, anche se non c’è stata prima una riflessione grammaticale su pronomi e avverbi interrogativi. Inoltre, in genere, i ragazzi si appassionano al gioco e in classe si crea sempre un’atmosfera di partecipazione divertita.

Il materiale

Per quanto riguarda il materiale necessario, l’insegnante dovrà preparare a casa dei cartoncini (anche un normale foglio A4 diviso in otto parti va benissimo) sui quali scriverà delle parole. Ovviamente le parole andranno scelte in base alla conoscenza lessicale degli apprendenti e in base agli argomenti trattati a lezione, ad esempio: se nell’ultimo mese tra gli argomenti trattati ci sono “la spesa” e “i mezzi pubblici”, alcune delle parole potrebbero essere “la verdura”, “lo scontrino”, “il biglietto”, “il treno”.

Come funziona

In classe uno studente “pesca” un cartoncino, senza farlo vedere agli altri. Lo fa però vedere all’insegnante, che si assicura sia chiaro il significato della parola “pescata” (dovrebbe trattarsi di una parola conosciuta, trattandosi di un lessico relativo agli argomenti che sono stati fatti a lezione ma, se lo studente non la conosce, si prova a spiegargliene il significato all’orecchio, senza che gli altri sentano).

Gli altri studenti, quindi, dovranno fare delle domande al compagno, al fine di indovinare di cosa si tratta. Le domande possono, prima dell’inizio del gioco, essere suggerite dall’insegnante, che ne scrive alcune alla lavagna, ad esempio “A cosa serve?”, “Dove si trova?”, “Chi usa questo oggetto?”, “Lo usi spesso?”, “È grande?”, “È piccolo?”, “Di che materiale è fatto?”, “Di che colore è?”… lasciando comunque agli studenti la libertà di formulare tutte le domande che vengono loro in mente.

Il ruolo dell’insegnante è quello di coordinare il gioco, assicurandosi che tutti partecipino e riassumendo, di tanto in tanto, le risposte che sono state date fino a quel momento (“Abbiamo detto che è una cosa che si usa spesso, che è piccola, che è di carta,…”). Vince, ovviamente, chi indovina la parola, e tocca a lui pescare il cartoncino successivo.

La classe, se il numero degli studenti lo consente, può anche essere divisa in due squadre, soluzione particolarmente adatta, secondo me, se in classe ci sono alcuni studenti con una competenza più bassa dell’italiano, che in questo modo, facendo parte di una squadra, si sentono più tranquilli a partecipare al gioco, perché possono chiedere liberamente l’aiuto dei compagni in caso di difficoltà di comprensione.

Si può anche provare, coi livelli più avanzati, la variante in cui chi ha il cartoncino, deve rispondere senza usare alcune parole (elencate sul cartoncino stesso). Il classico gioco del tabù, insomma.

Un consiglio, soprattutto con le classi di principianti, è quello di non dilungarsi troppo in spiegazioni: si rischia di creare inutili difficoltà e perdere molto tempo ad assicurarsi che le regole siano state capite. Meglio mettere subito la classe al lavoro e mostrare il funzionamento del gioco nella pratica. Il primo turno sarà di prova, dal secondo cartoncino pescato inizia la sfida!

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Tutti gli esercizi e attività didattiche presenti in questo sono provate nelle classi di italiano L2/LS dell’Accademia del Giglio di Firenze, dove si studia lingua italiana (per gli stranieri) e tutte le tecniche artistiche classiche (per italiani e stranieri).

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