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L’italiano e la poesia: “La befana” di Giovanni Pascoli

La Befana, nella tradizione popolare, è una vecchietta con un grande naso che nella notte dell’Epifania vola a cavallo di una granata, si introduce nelle case attraverso il comignolo e riempie le calze che i bambini hanno provvidamente appeso al camino, con caramelle e altri dolci se i bimbi sono stati buoni, con carbone se sono stati cattivi. Viene a volte assimilata a una strega, ma in effetti non lo è, mancandole del tutto la componente demoniaca. Anche se, leggendo il brano che segue, tratto da “Le novelle della nonna” di Emma Perodi (libro che vi consigliamo vivamente di leggere, perché contiene alcune tra le favole più belle, straordinarie e fantastiche della produzione italiana), qualche dubbio sulla natura dolce della vecchietta vi potrebbe venire…
– Dovete sapere che al tempo dei tempi abitava sopra una vetta chiamata Monte Fattucchio, una vecchia lunga lunga, con certe braccia che parevano pertiche e una testa di capelli bianchi tutti arruffati. Nessuno aveva mai conosciuto da giovane codesta donna, eppure in paese vi erano de’ vecchi di novanta e anche di cent’anni, che si rammentavano di tutto quel che era accaduto da un mezzo secolo in poi; ma la Befana l’avevan sempre vista vecchia, sempre vestita allo stesso modo, sempre a lavorare una calza rossa, che non finiva mai. Come campasse nessun lo sapeva, e neppure di che famiglia ella fosse. Non aveva parenti, e in casa non teneva altro che un gattone nero e una gallina spennacchiata. Tutti i giorni dell’anno, col solleone o con la neve, partiva di casa all’alba e andava nel bosco a far legna; la sera tornava col fastello della legna in testa e con la calza in mano.

Questo personaggio viene ricordato anche nella poesia che segue, composta da Giovanni Pascoli, in cui la Befana si accosta dapprima alla finestra di una villa, poi di un casolare, ad osservare tristemente con quanta differenza di atteggiamento e di disposizione di animo le rispettive mamme si apprestino alla celebrazione.

L’esercizio prevede che voi rintracciate nei due testi, il brano e la poesia, i sinonimi delle parole o delle definizioni seguenti, presentate in ordine sparso. Per facilitarvi il compito, le parole da individuare sono state colorate.

rozzi materassi; scarpe di legno; pali; cigolano; vivesse; silenzioso; spettinati; preoccupazioni; calpestìo; spelacchiata; porta; canicola; testate del letto; alari del focolare; chiarore prima dello spuntar del sole; fascina; vento freddo del nord

La Befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

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