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Storia del cinema italiano (1): dalle origini al 1943

La presa di Roma (1905) di Filoteo Alberini

Il primo cortometraggio conosciuto della storia del cinema è Roundhay Garden Scene, realizzato il 14 ottobre 1888 da Louis Aimé Augustin Le Prince, della durata di 2 secondi. Ufficialmente però il cinema inizia il 28 dicembre 1895 con la prima proiezione in sala, di fronte a un pubblico. I fratelli Louis e Auguste Lumière avevano inventato il cinématographe, il cinematografo appunto, un apparecchio in grado di proiettare delle immagini impresse sulla pellicola fotografica in sequenza rapida su uno schermo. La pellicola era già stata inventata nel 1885 da George Eastman.

La prima proiezione in Italia si tiene pochissimo tempo dopo: già nel marzo del 1896 i fratelli Lumière fanno le loro prime rappresentazioni a Roma e Milano. L’anno successivo viene addirittura aperto a Pisa il primo cinema italiano, tuttora esistente: il Lumière. I primi film sono dei documentari della durata di pochi secondi. Il primo film italiano a soggetto, ovvero con una storia, è La presa di Roma di Filoteo Alberini, un vero e proprio pioniere. In questo film viene ricostruito un evento storico: la breccia di Porta Pia e la successiva presa di Roma del 20 settembre 1870. Per la prima volta i personaggi sono interpretati da attori teatrali. Le storie più amate dal pubblico diventano immediatamente i drammi sentimentali, insieme alle comiche che venivano proiettate alla fine del film. Uno dei film più importanti è sicuramente Cabiria di Giovanni Pastrone: un kolossal realizzato nel 1914 che viene addirittura proiettato in anteprima alla Casa Bianca di fronte al Presidente degli Stati Uniti d’America.

In Italia appare anche il primo movimento di avanguardia cinematografica: già nel 1916 i futuristi pubblicano il Manifesto della Cinematografia Futurista e nel 1917 Anton Giulio Bragaglia gira il film Thaïs, un film curatissimo nelle scenografie, ipnotiche e simboliste, che saranno una fonte d’ispirazione per il cinema espressionista tedesco.

Gli attori più noti di questo periodo sono Emilio Ghione, Mario Bonnard, Lyda Borelli, Francesca Bertini e più avanti anche la famosa Eleonora Duse. Sono i primi veri e propri divi del cinema italiano: interpretano soprattutto drammi passionali.

Dopo la prima guerra mondiale il cinema subisce una prima grave crisi che dura fino al 1929: in questo periodo resistono ancora i drammi passionali, ripresi da testi letterari e teatrali classici e il cinema napoletano con i film di Elvira Notari, la prima donna regista del nostro cinema. I suoi film, quasi tutti musicali, diventano famosi anche all’estero, sopratttutto in Sudamerica.

Cinecittà

Il fascismo, che inizia ad affermarsi all’inizio degli anni ’20, non si occupa molto di cinema. Data la crisi economica, in Italia circolano quasi esclusivamente film stranieri, in particolare americani. Solo verso la fine degli anni venti, con il successo di alcuni film come Sole di Alessandro Blasetti e Rotaie di Mario Camerini il regime comincia ad intuire le potenzialità di questa forma d’arte. Nel 1930 termina l’epoca del film muto perché esce il primo film sonoro: questo sarà un cambiamento epocale. Negli anni ’30 viene istituito il Ministero della Cultura Popolare (Min.Cul.Pop) e qualche anno dopo, nel 1937, nasce Cinecittà, inaugurata dallo stesso Mussolini, che pronuncia la celebre frase “La cinematografìa è l’arma più forte”. Cinecittà è quella che potremmo chiamare la Hollywood italiana. A Cinecittà un regista ha a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno: teatri di posa e servizi tecnici. Viene anche fondato il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca Nazionale. Poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale viene approvata una legge che blocca di fatto l’importazione di film dall’estero, favorendo così la produzione di film italiani.

Nasce così un nuovo genere, quello detto dei telefoni bianchi: questi film si interessano della borghesia e dei loro problemi; si chiamano così perché in alcune sequenze compaiono dei telefoni bianchi i quali denotano l’appartenenza dei protagonisti a un ceto sociale più elevato rispetto a chi usa i normali telefoni neri. Questi film sono conosciuti anche come commedia all’ungherese, perché i soggetti e le sceneggiature sono di autori ungheresi, o come cinema déco per la presenza di oggetti e scenografie in questo stile.

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