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Venezia 65: brevi considerazioni finali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una breve considerazione finale sull’edizione 65 del festival di Venezia al quale le nostre collaboratrici Alessandra Scarpino e Rita Santanni hanno partecipato come inviate dell’Accademia del Giglio. Accompagniamo il commento con il trailer del film di Minoru Kawasaki presentato al Festival, che con un po’ di ironia, crediamo che possa confermare il pensiero di Alessandra e Rita.

Come tradizione vuole, anche quest’anno la 65a mostra del cinema di Venezia si è chiusa lasciando la solita scia di consensi e disaccordi. Inutile polemizzare o tesserne le lodi, così come ci sembra inutile dare giudizi sul film che ha vinto, sicuramente ne avrete sentite già abbastanza. Inutile anche dire che il festival di Venezia resta una tra le manifestazioni mondiali più importanti per il cinema e che per gli spettatori italiani è una delle pochissime occasioni per vedere dei film che non saranno mai distribuiti nelle sale (ma anche nei videonoleggi!).
Una cosa però ci ha colpito, un tema ricorrente in moltissimi film che abbiamo potuto vedere: molti tra i registi di quest’anno hanno raccontato le loro storie attraverso scenari desertici e immagini di guerra o violenza; guerra intesa come guerra tra i popoli o anche semplicemente all’interno di un nucleo familiare.
Un tema non voluto, non esplicitato, ma che ha accompagnato tutta la mostra. Fa riflettere il fatto che così tanti autori abbiano voluto trasmettere allo spettatore, qualsiasi fosse la trama del film, una sensazione di deserto interiore e anche di inaridimento sociale.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=m95qjUNdsCE[/youtube]

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