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… Ci vuole metodo! La Glottodidattica: un po’ di storia (4).

LibriL’approccio comunicativo, tutt’oggi basilare per l’insegnamento delle lingue, trova i suoi esordi negli anni ’60. Secondo quanto stabilito da esso, l’obbiettivo dell’insegnamento/apprendimento di una lingua non è la competenza linguistica (ovvero la grammatica), bensì la competenza comunicativa, risultato ultimo dell’unione tra la linguistica, la sociolinguistica e la paralinguistica, l’extralinguistica e la pragmatica. Infatti di eccezionale importanza secondo quest’approccio è la conoscenza della cultura del paese di cui si intende apprendere la lingua: essa assume un significato sostanziale, dal momento che si ritiene che lingua e cultura siano inscindibilmente legate, in quanto lo studio di una lingua prescindendo dalla cultura non potrebbe mai raggiungere risultati soddisfacenti.
Dall’approccio comunicativo derivano due metodi di fondamentale importanza nel corso degli anni ’60 e ’70: il metodo situazionale e il metodo nozionale-funzionale. Il primo dà particolare rilievo al concetto, ripreso dalla sociolinguistica, della situazione comunicativa. I dialoghi che diventano oggetto di studio sono dunque fortemente strutturati e necessitano di una presentazione globale e di esercizi finalizzati alla memorizzazione sia delle strutture grammaticali sia delle funzioni linguistiche (es.: esercizi di ripetizione, con pattern drills, ecc…). Questo metodo si coniuga perfettamente con il nozionale-funzionale, teorizzato negli anni ‘70 dal Consiglio d’Europa nell’ambito del Progetto Lingue Vive, proprio per l’insegnamento ad adulti.
Qui a contare sono gli scopi comunicativi che vengono tradotti in atti linguistici come: salutare, presentarsi, invitare, ecc…; dal momento che è tramite lo studio delle situazioni comunicative che s’incoraggia l’uso della lingua, sarà la produzione orale ad avere particolare rilevanza e dunque esercizi di fissazione delle funzioni comunicative ( non delle strutture grammaticali) saranno considerati preferibili insieme a drammatizzazione, role-play, tole-taking e al più spontaneo role-making. È nel rispetto del bisogno linguistico dell’apprendente che verrà programmato il curricolo interno al metodo.

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