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Cartoline di Federica Zabini dalla Chinatown di Prato

zabini cartoline chinatown

La prima volta che ne ho visto uno al supermercato, mentre spingeva un carrello carico di birra e carne di maiale, ho pensato che fosse una distrazione.
Avevo passato una brutta nottata, forse anche la sua non doveva essere stata un granché.
Oppure, rimuginavo guardando le piccole mani che porgevano alla cassiera stizzita i soldi appallottolati, sua moglie incinta aveva avuto un desiderio irrefrenabile di rosticciana e, onde evitare spiacevoli voglie a coste sul nascituro, il povero si era precipitato fuori senza nemmeno far caso al vestito. Però non sembrava per nulla a disagio nel suo pigiama intero di ciniglia marrone con cappuccio felpato… (da Orsi in città)

Suvvia, ammettiamolo: i cinesi per noi sono una specie aliena con la quale siamo entrati in contatto già da molto tempo, ma che troviamo ancora piuttosto indecifrabile. Ne osserviamo i comportamenti, che a volte ci sembrano spiacevoli e, molte altre volte in più, sono simpaticamente divertenti, quasi spassosi. Com’è che si dice? “Non sono uguali a a noi”. Menomale, sennò sai che noia!

Cartoline da Chinatown, il piccolo libro di Federica Zabini fresco di stampa per i tipi di Iskretiae Edizioni, ci guida con ironia e serietà per questo pianeta, per un mondo che è contemporaneamente extraterrestre e sull’uscio di casa. Quindici brevi racconti (le cartoline del titolo) più una postfazione che descrivono i personaggi e le situazioni che popolano la quotidianità della città di Prato, capoluogo toscano famoso anche per l’alta percentuale numerica dei cinesi. La scrittrice pratese raccoglie così stranezze culinarie alle quali forse non ci abitueremo mai, abbigliamenti e modi a nostro vedere ineleganti, le purtroppo classiche scene di lavoratori intensamente sfruttati e privati dei diritti, incomprensioni linguistiche, ma anche medicina tradizionale a cui ci affidiamo anche noi occidentali, feste allegre e odorose di grigliate e immagini tenere di bambini graziosi intenti a studiare il mandarino.
Storie di persone schive e misteriose, curiose (in ogni senso) e dignitose.

...Troverete facce stanche e segnate, ragazzi alla moda con i capelli platino, signore cotonate con borchie e tacchi alti. Ma spesso, e qui non occorre essere fortunati, persone che parlano, si mischiano, sorridono. (da Postfazione. Non chiamatelo Macrolotto 0)

E Mimmo Yang, l’immaginario Sindaco di Prato a cui è dedicato il libro? Non sarebbe forse il finale logico di una bella storia di amicizia e integrazione?

Se desiderate saperne di più sul libro o riceverlo contattate le Iskretiae Edizioni su Facebook o per email: iskretiae@gmail.com.

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All’Accademia del Giglio, lingua italiana, arte e cultura a Firenze, è possibile frequentare corsi di storia dell’arte, workshop intensivi di tecniche pittoriche classiche, workshop di scultura e corsi di lingua italiana per stranieri a Firenze.

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