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Cosa è successo agli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

La giornata agli Stati generali della lingua italiana nel mondo inizia martedì 21 ottobre intorno alle 9:30 a Palazzo Vecchio. Siamo in coda per la “punzonatura” divisi per lettere: ci sono quattro postazioni e in una sola ci sono circa dieci persone ad aspettare, le altre sono vuote. La fila con la coda è ovviamente la mia. Una signora bionda dietro di me inizia ad inveire contro l’organizzazione, la dis-organizzazione italiana, l’italianità, ecc. Sbraita talmente tanto che alla fine le fanno saltare la coda e passare avanti a tutti, confermando in un colpo tutti gli stereotipi sugli italiani.

Dacia Maraini agli Stati Generali della Lingua Italiana

Dacia Maraini agli Stati Generali della Lingua Italiana

Il Salone dei Cinquecento accoglie i convegnisti che lentamente lo riempiono. Nell’attesa viene proiettato in loop lo spot degli Stati Generali, quello trasmesso anche in tv, venti secondi che si ripetono ad alto volume all’infinito. Finalmente qualcuno dell’organizzazione capisce che il pubblico sta per impazzire e fa abbassare il volume.

Lucia Annunziata apre i lavori, ringrazia gli sponsor, introduce brevemente l’argomento del convegno e sottolinea il fatto che questo evento non ha un profilo accademico, cosa che effettivamente si poteva notare dalla lista degli interventi.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella inizia la serie degli interventi parlando della città e della sua importanza per la lingua italiana nel mondo, proponendo tra l’altro l’istituzione di un Erasmus delle arti che faccia sì che gli studenti stranieri vengano nella nostra città a studiare italiano, storia dell’arte, musica, pittura, ecc. (Sono un po’ ignorante in materia di Erasmus, ma siamo sicuri che non esista già qualcosa di simile?).

Luisa Todini si presenta come la presidente di Poste Italiane, la manager della grande ditta di costruzioni di famiglia, l’eurodeputata con Forza Italia e altro ancora. Vi chiederete che c’entri con la lingua italiana. La sua presenza invece è giustificata, oltre che dal fatto che Poste Italiane è uno degli sponsor dell’evento, anche dalla missione stessa delle Poste che hanno avuto il ruolo, sin dall’800, di diffondere la lingua italiana in tutto il territorio nazionale… La signora Todini porta anche ad esempio di novità l’apertura di uffici multietnici, dove lo straniero residente in Italia può “dialogare con personale di Poste Italiane della sua stessa nazionalità e lingua madre”. (Non si capisce come si diffonda l’italiano in questo modo, ma l’iniziativa è comunque lodevole).

Segue l’intervento di Mario Giro, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, che ci informa che gli italiani all’estero sono 4,5 milioni, i discendenti di italiani nel mondo sono 80 milioni e che gli italici, cioè coloro che anche se non in senso etnico o nazionale, si riconoscono nella nostra cultura e lingua, sono 250 milioni. Delle cifre molto grandi quindi, tanto che l’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo ed in crescita. Fa inoltre notare che la nostra lingua, a differenza di altre, si afferma senza che la si imponga, e questo succede ormai da secoli.

Corina Casanova, La Cancelliera della Confederazione svizzera (la Svizzera è l’unico paese che riconosce l’italiano come lingua ufficiale al di fuori della nostra penisola) incentra il suo discorso sul multilinguismo del suo paese e sull’importanza di conoscere più lingue.

Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca appoggia la proposta di Nardella sostenendo che “partendo dalla musica, dall’opera e dalla lirica, potremmo istituire una borsa di studio per tutti i giovani che vogliono imparare una disciplina artistica e che Firenze potrebbe diventare la base naturale per questo tipo di percorso”. Ottiene inoltre un’ovazione da una grossa parte del pubblico quando ha detto che l’italiano per stranieri diventerà presto una nuova classe di concorso.

Il convegno prosegue con l’intermezzo musicale di due cantanti lirici cinesi, con il discorso di Renzo Arbore sull’importanza della musica come veicolo di diffusione della cultura italiana e con quello di Dacia Maraini, che parla dell’eccessivo uso di anglicismi nella nostra lingua: “l’anarchismo linguistico è deterioramento, non è libertà” sostiene la scrittrice.

Gli interventi successivi della mattina me li perdo. Nel pomeriggio partecipo al tavolo di discussione tematico sulle “Nuove sfide e nuovi strumenti della comunicazione linguistica”. L’ottima coordinatrice Angela Benintende del Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) apre la sessione elencando i punti di debolezza della diffusione dell’italiano individuati all’interno della commissione da lei coordinata, che sono:
– grande quantità, ma scarsa qualità della formazione;
– gli operatori che lavorano su questi temi spesso non sono radicati nel territorio, per cui vengono fatti interventi spot e non si crea il cosiddetto circolo virtuoso (come avviene per altre lingue, vedi il British Institute, ecc);
– la concorrenza di paesi che invece hanno investito molto in cultura;
– la carenza di risorse economiche.

Donatella Ferrante, sempre del Mibact, parla di lingua tra funzionalità e passione. Si occupa in particolare di promozione del teatro e della danza; sottolinea l’importanza del melodramma e sostiene che i professionisti della cultura sono dei veri e propri ambasciatori della lingua e dell’Italia. Auspica infine la creazione di residenze-atelier che siano un punto d’incontro tra giovani artisti italiani e internazionali e spera che l’Italia riesca infine, grazie anche alla collaborazione tra ministeri, a fare sistema.

Mirko Tavoni, professore di Linguistica italiana all’Università di Pisa e presidente del Consorzio inter-universitario ICoN (Italian Culture on the Net, formato da 19 Università italiane, promuove lo studio della lingua e cultura italiana nel mondo in modalità e-learning), sottolinea la necessità di attrarre studenti stranieri nelle varie università. Inoltre sostiene che esistono prodotti di eccellenza forniti dalle università italiane nel campo dell’e-learning, tanto che alcuni paesi, come il Brasile e gli Stati Uniti, li hanno adottati nei loro corsi.

Fabio Del Giudice dell’Aie, Associazione Italiana Editori, parla di come è cambiato il rapporto tra cultura e industria: è stato finalmente sdoganato questo binomio che fino a qualche hanno fa suonava come una bestemmia; invece, da quando è trattata in modo industriale, la cultura viene veicolata assai meglio sul mercato. Auspica che i vari ministeri collaborino tra loro, ma anche con i privati. Individua anche un’altra criticità nel fatto che i nostri uffici all’estero spesso mancano di informazione e per questo propone la creazione di una piattaforma-portale che accolga tutte le realtà, con certificazione ISO,  e che proponga offerte culturali sulla lingua e cultura italiana.

Giovanni Biondi, presidente di Indire, parla di Erasmus e sottolinea il fatto che ci sono ogni anno 25.000 studenti che vanno all’estero, mentre ne arrivano solo 19.000. Un altro problema del sistema educativo italiano è l’estrema frammentazione delle certificazioni.

Enzo Mazza, delegato Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) fa risalire la diffusione della lingua italiana al ‘700: basti pensare alle opere in italiano di Mozart. Il Fimi ha in progetto di mettere un player su tutti i siti degli Istituti di cultura italiana, in modo che gli utenti possano ascoltare gratuitamente ogni settimana diverse playlist di musica.

Diego Guida, editore dell’omonima casa editrice, parla del fallimento degli e-book e dei libri auto-prodotti: i dati di vendita sono infatti scarsissimi. Allo stesso tempo fa notare che l’esportazione di libri in lingua italiana all’estero è in continuo calo.

Seguono gli interventi degli spettatori stimolati dai vari temi proposti.

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3 comments to Cosa è successo agli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

  • Finalmente un resoconto della giornata. Ho letto vari articoli e discussioni sull’affermazione/promessa del Ministro Giannini, ma non avevo letto nulla sui vari interventi che si sono susseguiti. Certo che a leggere questo resoconto emerge una frammentazione pazzesca e manca comunque una visione d’insieme e più articolata del problema della diffusione della lingua italiana nel mondo. In questo senso l’intervento della Benintende e di Biondi hanno finalmente sollevato una questione cruciale, che ha sollevato anche Federiga Bindi (ex direttore IIC Bruxelles) in un recente articolo su Ilfattoquotidiano. http://www.huffingtonpost.it/federiga-bindi/stati-generali-della-ling_b_6022384.html Chiaramente il vostro è semplicemente un resoconto, ma quando poi leggo della crisi del sito italia.it (http://magazine.daocampus.com/105640/turismo-italia-it-perde-il-suo-direttore.html), a me sembra che siano stati comunque interventi troppo indulgenti nei confronti di una realtà che versa in uno stato di emergenza, e non da poco, come avete fatto notare nel vostro precedente articolo, che vi consiglierei di linkare alla voce “articoli correlati”. Grazie! ladylink

  • roberto balò

    Grazie a te ladylink. È vero, una grande frammentazione, una manciata di idee e confuse: l’aspetto positivo è che per la prima volta se n’è sentito parlare, anche se si respirava un’aria da spot governativo (ma questo credo sia inevitabile).

  • Irene

    Grazie per il racconto conciso e chiaro!

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