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Maurizio Bentivegna: spazio senza posto e bambole con un’anima

pino08Delle opere di Maurizio Bentivegna colpisce un insolito dualismo che si manifesta sotto varie forme: si percepisce, infatti, sia l’assenza di spazio e al contempo lo studio attento dei corpi nello spazio, sia i burattini e le bambole, esseri inanimati, e, nonostante ciò, caratterizzati da volti di una drammatica intensità, da sguardi assurdamente vitali. Nelle sue opere si accalcano, si aggrovigliano e si accavallano le bambole, i pupi e i pinocchi senza trovare sosta, senza trovare soluzione di continuità a un moto beffardo talora impresso dai fili invisibili del teatro, talora dal disperato desiderio di trovare la posizione giusta, il giusto spazio, la giusta pace. I volumi studiati a seconda della consistenza del diverso materiale che costituisce i balocchi dei bambini contribuiscono, grazie agli effetti di luce, a creare contrasti ancora più esasperati: la gomma e la plastica che allargano e conferiscono forme più tondeggianti agli arti, il legno che irrigidisce i movimenti e li rende ancora più obbligati, la stoffa e le imbottiture che attutiscono le azioni e le reazioni del movimento sul corpo contrastandole o, persino, vanificandole. Ma c’è qualcosa di irrequieto nei pinocchi dall’espressione immutabilmente serena all’apparenza eppure dallo sguardo così vigile, nelle bambole dal volto immobile, vivificate, tuttavia, dal balenio della pupilla nella cornea bianca. C’è qualcosa che tradisce il desiderio di riscattarsi dalla condizione di burattino, di gioco per bambini dimenticato all’interno di un baule insieme a molti altri, in un disordine insensato, come quello dei ricordi dell’infanzia.

Il Pinocchio di Maurizio Bentivegna non sembra, allora, solo uno dei tanti balocchi, non appare esclusivamente come un espediente di studio ulteriore rispetto alle bambole, ma una scelta oculata che ricorda e mette in rilievo l’ironia che contraddistingueva l’opera di Collodi, ovvero la valenza critica, il beffardo e sfacciato sorriso palesato a una società che vedeva solo le storie singolari e strane di un burattino, senza leggere l’amara satira che vi si trovava dietro. L’omologazione, la mancanza di sfumature, l’assenza di spazio per esprimersi, per muoversi, per vivere sono forse alcuni dei mali più profondi della nostra società e Maurizio Bentivegna vuole ricordarcelo nelle sue stampe a olio con dei balocchi e con il burattino Pinocchio, ancora lui, ma questa volta replicato all’infinito quasi a gridare il proprio messaggio accorato: la differenza e lo spazio sono la vita!

Maurizio Bentivegna è pittore e insegnante di arte all’Accademia del Giglio e fa parte dello staff della scuola.

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