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Ma che dialoghi! Riflessioni semiserie

dialogoScrivere dialoghi per studenti di una lingua L2 non è spesso facile, visto che gli autori devono tenere presente il livello di conoscenza degli studenti che leggeranno tale dialogo nonché le funzioni comunicative che gli autori intendono attivare nello studente. Ogni manuale di italiano come L2 propone in ogni unità didattica vari dialoghi che affrontano temi e situazioni attinenti in genere alla vita quotidiana, come ad esempio “in famiglia”, “alla stazione”, “invitare amici”, ecc… Ogni manuale offre sempre questi dialoghi recitati su cd per le varie prove d’ascolto che dovranno essere il più possibile verosimili.
Succede però talvolta che gli autori, impegnati a far quadrare il cerchio (livello di conoscenza, funzione comunicativa, situazione ecc.), producano alla fine dei dialoghi poco interessanti per lo studente, alcuni addirittura ridicoli.
In un noto manuale ad esempio, in una delle prime unità che introduce le funzioni di presentarsi e di localizzare gli oggetti, si assiste a un dialogo in cui prima una ragazza straniera si presenta e stringe la mano a tutti i membri della famiglia (“presentarsi”) e poi repentinamente chiede: “scusate, vorrei lavarmi le mani, dov’è il bagno per favore?” (“localizzare gli oggetti”). Inutile dire che non pochi studenti durante la prova di ascolto restino perplessi davanti a una simile domanda, alcuni di loro perfino chiedono all’insegnante perché la protagonista vuole lavarsi le mani. In effetti è appena arrivata in una nuova casa e non si capisce questo bisogno impellente.
In un altro testo strutturato per unità situazionali un’intera unità è dedicata a fare l’autostop, attività che qualsiasi studente oggi sembra trovare del tutto priva d’interesse.
Un altro manuale non brilla poi per originalità facendo litigare marito e moglie perché quest’ultima non vuole andare la domenica dalla suocera. In molti testi non si contano poi gli stereotipi più scontati sull’Italia: abbondano infatti personaggi come il latin lover, la mamma premurosa, la coppia felice e con prole, insomma personaggi spesso caricaturali che non rispecchiano certo la società italiana di oggi.
In un manuale poi, durante un viaggio in treno, si vira verso la cronaca nera:
-“ma che è successo?”
– “eh abbiamo investito una persona…”
– “e quanto tempo ancora dobbiamo restare fermi?”
-“ma, credo un’ora almeno, ma non lo so… purtroppo è la prima volta, non lo so, non mi è mai successo prima”
Alla fine dello stesso libro si scopre che le vittime (per fortuna solo ferite) di questo treno assassino sono due extracomunitari. Fine del libro!
Un altro testo preferisce invece le allusioni boccacesche per spiegare il congiuntivo:
– “ultimamente hai una faccia stanca. Come mai?”
– “Che ne so, può darsi che la mia faccia si stanchi molto.”
– “Dai, parlo sul serio. Dimmi una cosa: dormi abbastanza?”
– “Dipende: se dormo da solo, si!”
Dulcis in fundo, ricordiamo il sadismo di alcuni autori nei confronti di studenti principianti giapponesi e cinesi, i quali in un esercizio si trovano a fare i conti con due personaggi, Lino e Rino. Tanto per confonderli meglio, visto le loro difficoltà nel distinguere “L” e “R”!

P.S: se avete altri esempi di dialoghi strani, per favore lasciate un commento!

1 comment to Ma che dialoghi! Riflessioni semiserie

  • […] E’ indubbio che gli studenti d’italiano L2 mostrano interesse e motivazione nella comprensione durante la visione di un film. Il film risulta agli occhi degli studenti più “genuino” dei soliti dialoghi presenti nei vari libri d’insegnamento di lingua italiana per stranieri. Certo un ascolto presente in un manuale è di norma costruito ad arte per attivare certe strutture grammaticali e/o arricchire il lessico riguardante un ambito preciso della comunicazione orale o scritta (ad esempio: dare e capire indicazioni, presentarsi, raccontare una storia, ecc) ed è sicuramente utile per organizzare una lezione. Tuttavia, almeno in base alla mia esperienza, gli studenti in genere non si entusiasmano ascoltando dialoghi, che talvolta sfiorano la banalità e il ridicolo. […]

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