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Anthony Bourdain, Kitchen confidential e il rimbambimento da successo

bourdainUn fulgido esempio di come la fama e il successo possano rimbambire le persone in un arco di tempo brevissimo (ma nel giro di parecchie centinaia di migliaia di dollari!) lo si può vedere nella carriera artistica di Anthony Bourdain. Per chi non lo conoscesse, Bourdain è (era) un cuoco di successo di New York con il pallino della scrittura. Un dettagliato profilo dell’autore, anche se sembra fatto ad hoc, si trova su Wikipedia. Nel 2002 (ma nel 2000 negli Stati Uniti) è uscito per Feltrinelli il suo capolavoro Kitchen confidential – Avventure gastronomiche a New York, un libro autobiografico divertentissimo che riusciva a coinvolgere il lettore al punto di trascinarlo sulla pessima strada dell’arte culinaria. Con un’ironia sottile e tagliente Bourdain riusciva a descrivere il mondo della ristorazione americana quasi come un’epopea e allo stesso tempo a criticare la società statunitense per lo stesso principio del detto “dimmi come e cosa mangi e ti dirò chi sei”. Inoltre il libro ha dato fama e lustro anche al ristorante in cui lavorava, il Les Halles di New York (che poi se date un’occhiata al suo sito si rivela una catena di ristoranti, ma questa è un’altra storia).
Ciò che ne è seguito nulla toglie al valore dell’opera. Fatto sta che il libro successivo, Il viaggio di un cuoco, uscito nel 2004 (ma nel 2001 negli Stati Uniti!) subito sulla scia del successo dell’altro, è stato una delusione: una lunga serie di banalità e di superficialità spacciate per fondamentali esperienze di vita o per profondità intellettuali. Uno pensa, continuando con le metafore culinarie, che tutte le ciambelle non riescono col buco: è vero, ma girellando per internet credo di aver capito come sia andata e perché questo libro, nonostante il lavoro degli editor, non vale niente e soprattutto come mai per un bel po’, se non addirittura per sempre, non leggeremo più niente di buono di Bourdain. Credo sia andata più o meno così: dopo il successo di Kitchen confidential Bourdain deve aver firmato un contratto con le famose sei cifre con l’emittente televisiva Travel Channel per una serie di trasmissioni dal titolo No reservation che vedono l’ex cuoco andare in giro per il mondo a mangiare di tutto in una sorta di finto reality culinario. Emblematica del livello del programma è la scena che potete vedere sul suo sito personale mentre si mangia il cuore ancora palpitante di un cobra. Il fondo deve essere stato toccato con la trasmissione girata a Beirut durante i bombardamenti israeliani: guarda caso si trovava da quelle parti e che ci vuoi fare, business is business, si pompa ben bene per qualche settimana e poi si trasmette… Naturalmente la puntata, andata in onda il 21 agosto scorso, non l’ho vista dato che è su una pay-tv ma il trailer non promette assolutamente niente di buono. Si vede comunque il faccione da americanone grosso e bischero che fa e dice le cose più insulse che sono venute in mente ai produttori del programma ad uso e consumo di spettatori che si bevono a garganella qualsiasi stupidaggine. Sempre sullo stesso sito non perdetevi il puzzle del cuoco: un esempio di come il fondo del barile può anche essere grattato! Si spiega allora anche la bassa qualità del libro derivato da questi viaggi: tutto finto, falso come una moneta da tre euro e soprattutto fatto per forza, e per forza, si sa, non si fa neanche l’aceto. “Il cuoco ha sempre ragione” scrive Bourdain alla fine di Kitchen confidential, ma forse solo in cucina: fuori di lì il mondo è peggiore di quanto pensi.

2 comments to Anthony Bourdain, Kitchen confidential e il rimbambimento da successo

  • Piperita

    Grazie per il commento da me!
    La tua è una recensione molto più seria della mia, che avevo scritto sulla scia dell’entusiasmo, dopo aver finito di leggere il libro!
    Mi trovo in parte d’accordo su ciò che scrivi: non l’ho trovato poi così finto e comunque anche lui mette sempre in chiaro che certe cose è stato obbligato a farle per esigenze di copione…
    E sicuramente cook rules SOLO in cucina, ma perchè solo lì possono permettersi certe “stravaganze” anche comportamentali: gran brutto mondo quello delle cucine professionali, te l’assicuro!!! Poi fuori è peggio, ma le cucine sono un microcosmo nel quale non è semplice sopravvivere!

  • roberto

    Kitchen confidential l’ho trovato molto più sincero del “Viaggio” e me lo sono veramente goduto.
    Quello che dispiace è la caduta nel ridicolo del vecchio Tony: io ci sono rimasto veramente male a vederlo trasformato in un puzzle! Business is business ma credo che sia possibile mettere dei paletti.
    Il gran brutto mondo è un po’ dappertutto…
    Grazie per la visita e a presto. rob.

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