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Benvenuta Black Biennale @Venezia2015

collageenwezor

Il titolo Tutti i futuri del mondo – All the World’s Futures non prometteva niente di originale, sembrava perfettamente in linea con le ultime biennali allestite seguendo lievissimi e vaghi motivi conduttori (la luce, l’enciclopedia e addirittura un titolo simile, quello del 2009, Fare mondi) che permettevano di includere ed escludere tutto e tutti. Invece no: Okwui Enwezor, il curatore di questa biennale, ha dato una linea chiara che si afferma sempre di più man mano che ci si addentra tra le sale dell’Arsenale e tra i padiglioni dei Giardini.

L’esposizione di Enwezor riporta al centro la politica e la filosofia: Marx diventa il fulcro sia del Padiglione Centrale sia di tutta la biennale e la sua rilettura in una performance continua nell’Arena, un teatro/auditorium appositamente creato per l’occasione, accompagna il viaggio del visitatore, un viaggio lungo i bordi.

Gli artisti scelti vengono infatti per la maggior parte dalla periferia dell’impero occidentale o ci lavorano. Enwezor stesso proviene da lì, da una relativamente piccola città della Nigeria sudorientale, da quel paese tra i più ricchi dell’Africa, ma tra i più sfruttati, da un paese noto per la sua pericolosità, ma che allo stesso tempo ha dato al mondo artisti, musicisti e scrittori di una forza tale che dalle nostre latitudini ne abbiamo perso lo stampo. Gli artisti di questa biennale non provengono solamente dai luoghi artistici modaioli e commerciali (ricordate la quantità di artisti che lavorano a Berlino alle due biennali precedenti?), ma vivono e lavorano in Sudafrica, Malawi, Mozambico, Sierra Leone, Siria, Iran, Vietnam ecc. Come dicevo nel titolo, una biennale “black”, e non per il colore della pelle, ma per l’idea di resistenza e di orgoglio che questa parola porta con sé.

Se la Biennale 2015 la leggiamo in questo maniera, tutto ciò che si presenta sotto i nostri occhi acquista senso e valore: anche l’installazione apparentemente più banale, il video più noioso, il collage déjà-vu, si colloca al posto giusto. Così la biennale, e con essa l’arte contemporanea, si legge facilmente anche senza troppe conoscenze pregresse.

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