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Comprensione: La Marcia di Garibaldi da Roma a Comacchio

Siamo nel 1849: i francesi di Napoleone III assediano Roma, in cui da poco si è costituita la Repubblica Romana sostenuta da Giuseppe Mazzini e Garibaldi. Forzato a lasciare la città ai francesi, Garibaldi pronucia il famoso discorso: “io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me … non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà”. Poco dopo uscì dalla città con al seguito quattromila soldati…

Giuseppe e Anita in fuga

Abbina adesso i titoli agli episodi della marcia di Garibaldi

  1. L’arrivo ad Arezzo
  2. Gli Austriaci massacrano i superstiti
  3. Morte di Anita e nuovamente in fuga
  4. Proposta di resa ricevuta a San Marino
  5. Piccola battaglia navale
  6. Il passaggio dalla Toscana a San Marino
  7. Fallimento della ipotesi guerrigliera
  8. Anita Garibaldi sofferente nella sua ultima fuga
  9. La salvezza ed il nuovo esilio
  10. Decisa reazione austriaca
  11. L’Appennino, la Toscana, la Maremma, l’Elba
  12. Il passaggio in Umbria e Toscana

a) __________________________

Lasciata Roma la sera del 2 luglio Garibaldi si diresse verso Monterotondo, poi giunse, con un largo giro, alla città umbra di Terni l’8 luglio. Qui raccolse altri 900 volontari guidati dal colonnello Hugh Forbes, un inglese sposato con una nobile senese. Da Terni mosse verso  Todi, da dove svoltò a sinistra, su Orvieto. Di lì, prese la vecchia strada per Chiusi e, ancora una volta, si fermò a mezza strada, a Città della Pieve, ai confini fra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana. Il 17 luglio era a Cetona e di lì entrò in Val di Chiana. Prese a percorrerla sul lato occidentale, portandosi a Montepulciano, il 20 luglio, dove trovò le porte chiuse e la popolazione in armi. Passò allora sul lato orientale e ricevette ben altra accoglienza a Castiglion Fiorentino, il 21 luglio.

b) __________________________

Dopo quasi tre settimane di marce forzate, la colonna si era ridotta a circa 2000 uomini, causa le molte diserzioni, del tutto normali, d’altronde, in un esercito volontario, così lontano dalla base di partenza ed in territorio ostile: oltre al Forbes, infatti, nessun gruppo di volontari si era unito alla marcia. La controprova definitiva venne la sera del 23 quando Garibaldi si presentò davanti ad Arezzo, che trovò chiusa e decisa a tentare una difesa. La città era, in realtà, difesa da una guarnigione assai minuta, limitata com’era a 90 austriaci e 260 borghesi della guardia nazionale. Ma, come dimostrato dai fatti di Montepulciano, Garibaldi non aveva nessun’intenzione di assaltare una città. La sua era una spedizione di guerriglia ed intendeva sollevare le popolazioni, non certo combatterle.

c) __________________________

A questo punto le intenzioni di Garibaldi dovettero farsi un poco più chiare. Egli era uscito da Roma dichiarando di voler “portare l’insurrezione nelle province” dello Stato della Chiesa. Ma, a questo punto del tragitto, dovette apparirgli ormai chiara la velleitarietà della speranza di sollevare le popolazioni. Opposto a forze tanto imponenti, e di fronte all’evidente fallimento dell’ipotesi guerrigliera, Garibaldi passò al piano B e stabilì di raggiungere un porto dell’Adriatico, per imbarcarsi e raggiungere Venezia assediata.

d) __________________________

Ciò non toglie che i suoi avversari l’avessero preso molto sul serio: la sua marcia in Toscana metteva direttamente in causa il tenente-feldmaresciallo d’Aspre, che si trovava comandante delle truppe di occupazione in Toscana e dell’esercito toscano, in via di riorganizzazione. Non risparmiò, quindi, le forze, e dedicò alla caccia dei forse 2000 superstiti della colonna uscita da Roma, le attenzioni di un’intera armata, che, al completo, contava almeno 25000 fanti, 30 cannoni e 500 cavalli. L’indomani il generale venne avvisato dell’avvicinarsi di una colonna inviata dal d’Aspre da Firenze, e comandò un’immediata ripartenza, al tramonto.
Bivaccò la notte sulla piccola sella della Scopetone, sopra Arezzo. Di lì si mosse veloce, arrivando, già il 24 a Citerna dove passarono la notte. Qui venne informato che una colonna di circa 1200 austriaci proveniente da Perugia aveva già raggiunto Umbertide, circa 20 km più a sud. Il 25, con la colonna dei volontari sempre ferma a Citerna, giunse notizia di una seconda colonna di 2000 austriaci, in marcia da Arezzo. Il 26 questi occupano Monterchi, giusto di fronte a Citerna, e si registrò un piccolo scontro fra le avanguardie.

e) __________________________

Il comandante austriaco, tuttavia, non cercò ulteriori contatti e, la sera del 26, i volontari scesero verso il Tevere, per passare oltre , imboccando la strada di Urbino, verso l’Adriatico. La popolazione, comunque, li accolse festosamente, prima Ciceruacchio a Sansepolcro, eppoi lo stesso Garibaldi nel vicino villaggio di San Giustino, ove la colonna giunse il 27, poté rifocillarsi e riposare prima di aggredire il passo. A sera, avvicinandosi il contingente austriaco che da Monterchi aveva fatto il giro per Sansepolcro, i volontari cominciarono la risalita del passo, raggiunto verso la mezzanotte, ove bivaccarono. Poi proseguirono oltre, sulla strada di Urbino. Il 29 erano a Sant’Angelo in Vado. Lì dovettero affrontare un combattimento e, ancora una volta, Garibaldi cambiò percorso, non raggiunse Urbino e girò verso nord, raggiungendo Macerata Feltria. Di lì tentò di passare l’Appennino, ma trovò ancora resistenza e si rifugiò, il 31 luglio, nel territorio neutrale Repubblica di San Marino, che concesse loro asilo.

f) __________________________

Il locale governo trattò con gli Austriaci un’amnistia per i volontari, contro il disarmo. Ma non v’era molto da fidarsi degli ordini del d’Aspre e del Radetzky, come dimostrava il comportamento dei comandanti le colonne lanciate all’inseguimento, i quali, a più riprese, avevano fatto fucilare i volontari catturati o dispersi.  Garibaldi, probabilmente a ragione, non si fidò, andò a Cesenatico, dove si impossessò di tredici barche da pesca, sulle quali, la mattina del 2 agosto, si imbarcò alla volta di Venezia.

g) __________________________

La flottiglia navigò lungo tutta la Romagna, sino a poco sopra Comacchio. Qui, alle quattro del pomeriggio del 2, venne intercettato da una squadra austriaca, composta dal brigantino Oreste, e due golette. Il cannoneggiamento durò sino alle 7 del mattino successivo, costringendo alla resa otto barche, con 151 volontari e 11 ufficiali, mentre la barca di Garibaldi si arenava, tra Volano e Magnavacca, seguita dalle superstiti quattro. Da lì i superstiti si divisero in piccoli gruppi.

h ) __________________________

Gli Austriaci non si risparmiarono neppure in quest’ultima fase e presero a far fucilare tutti i fuggiaschi che riuscivano a catturare. Nel complesso è possibile affermare che il luogotenente-feldmaresciallo diede un contributo determinante alla composizione del più nobile martirologio del risorgimento italiano.

i ) __________________________

Il generale, invece, si attardò nelle zone paludose, rallentato dalla moglie Anita, incinta (al 6 mese) ed ammalata. Insieme al capitano Giovanni Battista Culiolo, vennero soccorsi da un paesano, che li ricoverò in una capanna. Culiolo ebbe poi la incredibile fortuna di incontrare, nei pressi, Giovanni Nino Bonnet, un volontario di Comacchio che aveva combattuto a Villa Corsini e lui stesso già conoscente del Garibaldi. Per prima cosa il Bonnet convinse i fuggitivi a muoversi dalla capanna. Partirono alle 11, trascinandosi Anita assai affaticata. S’imbarcarono su due battelli da pesca, verso le Valli di Comacchio, che attraversarono sino al limite meridionale.

l) __________________________

Verso le 13 del 4 agosto, i fuggiaschi giunsero a ridosso dell’argine sinistro del Reno. Di lì Anita venne trasportata alla vicina fattoria Guiccioli, ove i “partigiani” avevano fatto accorrere il medico locale. Era, tuttavia, troppo tardi e Anita, la sera stessa, spirò. Dalla chiesa delle Mandriole, una campana rintoccava l’Ave Maria. Nel colmo della sventura, Garibaldi ed il fedele Culiolo non erano, comunque, soli. La stessa sera vennero raggiunti da due uomini di fiducia dell’ing. Giovanni Montanari di Ravenna, che li pregarono di affidarsi a loro. Tutti erano reduci della campagna del Durando e del Ferrari in Veneto ed avevano combattuto a Vicenza; Montanari aveva partecipato anche alla insurrezione del 1831. Il generale abbandonò la salma della moglie, senza neppure poterla seppellire. E seguì i suoi salvatori. Garibaldi poté indossare l’abito di un contadino e prese a girovagare di cascinale in cascinale. Non gli mancò, però, mai l’aiuto di patrioti ed ammiratori. Essi lo fecero passare, sempre accompagnato dal Culiolo, il 9, a Ravenna. Di lì a Cervia e poi Forlì, lasciata il 16.

m) __________________________

Da Forlì prese a risalire l’Appennino. Il 26 era a Prato; poi a Poggibonsi, Colle Val d’Elsa, Volterra, Pomarance. A San Dalmazio sostarono quattro giorni, poi, attraverso Scarlino, giunsero in Maremma. Il 2 settembre giunsero, infine nel golfo di Follonica, ove si imbarcarono su un battello da pesca. Questi li trasbordò all’Isola d’Elba, ove ottennero la patente di sanità, il documento necessario ad entrare in altri porti. Passarono in vista di Livorno e, il 5 sbarcarono a Portovenere, nel Regno di Sardegna.

n) __________________________

Lì era finalmente in salvo: il governo di Torino non lo avrebbe certamente consegnato agli Austriaci, ma nemmeno, nel clima pesantemente compromesso dalle ripetute sconfitte della causa nazionale, volle accoglierlo esule. Lo fermarono, quindi, a Chiavari, lo tradussero a Genova il 7 e lo espulsero dagli Stati sardi. Garibaldi si recò a Tunisi, passò alla Maddalena, e giunse a Tangeri. Lì ricevette l’aiuto del console sardo, che lo assistette sino al giugno 1850, quando il generale si imbarcò per l’America.

Tratto e adattattato da Wikipedia

Per aiuto e assistenza contattate gli insegnanti della nostra scuola a: adg.assistance@gmail.com

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