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I mille volti femminili dell’arte: un video.

VenereTra i video proposti dal Corriere della Sera ho trovato questo, a proposito del ritratto femminile durante cinquecento anni di arte, partendo dal 1400 per arrivare al 1900 in un continuo, ipnotico susseguirsi di volti.
La parola “ritratto” deriva dal latino re-traho, “tirare fuori”: infatti in un ritratto di solito il pittore cattura un moto dell’animo, l’espressione di un momento, il turbamento di uno sguardo che forse non torneranno, ma che riescono a fotografare l’indole di una persona, i suoi sentimenti è più reconditi e, perché no, a rubarne un po’ di anima, come già Oscar Wilde suggeriva nel suo celeberrimo romanzo.
Quasi tutti abbiamo tentato, bambini, di disegnare il nostro volto o quello dei nostri cari a dimostrazione che la scelta di questo tipo di soggetto è estremamente naturale: non c’è niente di più interessante per l’animo umano, infatti, dell’animo umano stesso ed è dunque cercando di riprodurre il proprio aspetto o quello degli altri che proviamo anche ad indagarne l’interiorità.
In passato il ritratto era un soggetto artistico di fondamentale importanza: la nascita di questo genere è probabilmente ravvisabile nell’attività dello scultore Lisippo, intorno al IV secolo a.C., autore di molteplici ritratti ad Alessandro Magno. Agli esordi del ritratto sono tuttavia ascrivibili anche gli splendidi e enigmatici canopi etruschi, ossia urne funerarie a forma di busto che avevano la funzione di prolungare la vita del defunto al di là morte, nonché i busti delle personalità più importanti della Roma antica o le ben note monete romane raffiguranti il profilo degli imperatori, che hanno ispirato i profili crudamente realistici di Piero della Francesca.
È doveroso ricordare, in quest’ambito, gli splendidi ritratti di Leonardo, in cui alcuni attributi iconografici permettevano di risalire all’identità della persona, come la celebre Dama con ermellino, o ancora, le donne ritratte da Raffaello, meravigliose nella morbidezza del carnato e nella dolcezza dello sguardo, così introspettive e intense da essere quasi ipnotiche.
Tuttavia la ritrattistica rinascimentale si divide in due tendenze principali: idealizzante, riscontrabile in ritratti come quello di Eleonora di Toledo con il figlioletto dipinto dal Bronzino, e volta a registrare gli intimi stati d’animo, ossia il ritratto psicologico di Tiziano ad esempio, in cui il solo volto è illuminato, lasciando in penombra, o in completa oscurità, il resto, come se il fascio di luce potesse anche far chiarezza sull’indole del personaggio.
Le basi per il Seicento sono ormai state poste: ecco giungere Van Dyck con i suoi personaggi così vivi da comunicare tramite uno sguardo simpatetico (è il caso di dirlo) con chi osserva, ben diverso dalla ritrattistica galante e ridondante a cui ci abituerà il Settecento.
L’Ottocento e il Novecento riportano invece a un’attenzione maggiore all’introspezione, adesso sondata in modo diverso rispetto al Rinascimento ma non meno efficace e sicuramente più immediato, talvolta addirittura impietoso, tanto arriva a colpire in profondità.
Se volete sapere esattamente tutti gli artisti rpesenti con le loro opere in questo video, cliccate qui.

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