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L’Italia (vista dal treno) di Tim Parks

internazionale tim parks

Su Internazionale del 1 settembre 2006 è uscito un articolo/racconto di Tim Parks dal titolo “L’Italia vista dal treno”. Per l’appunto sono un pendolare anch’io, cinque giorni a settimana minimo, circa un’ora al giorno di viaggio. Per l’appunto mi trovo in treno anch’io mentre sto leggendo la rivista, non sul mio solito treno ma su un altro, sempre per l’appunto pieno di pendolari, che copre un tragitto di quasi tre ore. Sono arrivato alla stazione di Firenze alle 17:10, ho fatto il biglietto alla macchinetta, non c’era coda, ho pagato con il bancomat e in tutto ci ho messo meno di un minuto. Sono andato a comprare una bottiglietta d’acqua e all’edicola ho comprato Internazionale. Con comodo mi sono avviato al binario. Il treno partiva alle 17:27 così ho avuto tutto il tempo di fumarmi una sigaretta, salire sul treno, scegliermi una carrozza mezza vuota e un posto accanto al finestrino. Il vagone era di quelli senza scompartimenti, dato che i regionali, almeno qua in Toscana, sono quasi tutti così. Ho cominciato a sfogliare la rivista. L’articolo/racconto di Tim Parks mi sembrava interessante, ma me lo sono lasciato indietro perché prima mi piace sfogliarmi tutta la rivista. C’erano molti altri servizi interessanti: uno sul Sudafrica, un altro su Bush… Quasi mi scordavo di leggerlo, ma poi mi è ritornato in mente e ho deciso di leggermi il testo di Tim Parks. Ne hanno parlato anche su Repubblica nei giorni scorsi perché mi sembra che Parks abbia partecipato al Festival della letteratura di Mantova. Insomma, il treno è partito, puntuale, e dopo un po’ ho cominciato a leggermi questo lungo articolo/racconto. Sin dall’inizio sento un certo disagio che dopo poco comincia a trasformarsi in vera e propria rabbia: una serie lunghissima di luoghi comuni sugli italiani, banalità, mancanza di rispetto e supponenza.

Ma chi è questo Tim Parks? Scrittore affermato e professore universitario che insegna traduzione letteraria all’Università di Milano IULM che con ogni probabilità non sa scrivere in italiano: il pezzo infatti risulta tradotto dalla sigla: r.b. La dice lunga sullo stato dell’università in Italia, ma questo è un altro discorso. Dall’articolo/racconto si evince che Mr Parks abita a Verona e che due volte alla settimana deve fare il pendolare da qui a Milano. Secondo lui agli italiani piace fare i pendolari perché amano vivere nella loro città d’origine: ma non sarà che magari la maggior parte di questi pendolari non si può permettere una casa a Milano o in un’altra grande città qualsiasi dove ci sono le Università o il posto di lavoro? Ha idea Parks di quanto costi vivere a Milano o a Firenze?
Si lamenta poi che i biglietti costano troppo poco! Dico solo una cosa: ma ha idea di quant’è uno stipendio medio italiano rispetto a uno tedesco o peggio ancora inglese?

Trova inoltre incredibile che ci sia una sola tariffa e non biglietti a fascia oraria o diversificati a seconda delle compagnie come in Inghilterra dove le ferrovie sono privatizzate. In questo modo secondo lui in Inghilterra i biglietti costano meno! Ma se si è appena lamentato che da noi i biglietti costano poco! Inoltre è davvero così sicuro che avere una miriade di biglietti e compagnie diverse migliori la qualità della vita di viaggiatori e pendolari? Mi risulta di no, ma se ne può discutere.
Ma questo è niente: la cosa più insopportabile per lui sono gli altri pendolari perché chiacchierano, ridono, scherzano, si salutano, si chiamano con il cellulare, si conoscono, parlano del più e del meno e insomma non dedicano il loro tempo a tacere o a letture e studi alti! In Inghilterra invece in treno e metro se ne stanno tutti muti, seri, mogi mogi perché devono andare al lavoro. Più avanti nel testo racconta anche dell’incontro col grassone invalido sbuffante smadonnante rutteggiante e mangiamortadella: d’accordo, può dare fastidio, lo capisco, ma è un caso limite! Non credo che tutte le settimane lo incontri nel suo scompartimento! Invece Mr Parks non accenna minimamente a quello che succede quotidianamente sui vagoni treno e metro inglesi: quasi immancabilmente su ogni carrozza c’è un ubriaco o un tossico o un hooligan tatuatissimo o un tipo “molto” strano che disturba e/o impaurisce i passeggeri i quali si guardano bene da non alzare lo sguardo dal loro libro di Grisham e se c’è casino alzano il volume del loro lettore mp3. Mi domando dove abbia vissuto Mr Parks prima di venire in Italia! Pare poi che i treni inglesi non puzzino: è mai passato dalla carrozza-pub di un treno inglese?

Mi faccio senso da me a trovarmi a difendere Trenitalia e a rischiare di passare per un nazionalista! Non creda Mr Parks che non sopporti i soprusi, che mi piacciano i furbi che saltano la fila, i maniaci del cellulare e i treni sporchi! Ma che devo fare, mettermi a sbraitare e dare di matto in mezzo alla stazione o in un vagone? Devo chiamare la polizia perché uno salta la coda? Forse ci sono cose più importanti nella vita per cui avvelenarsi il fegato. E poi anche in Inghilterra in fondo sono quasi sempre le vecchiette ad arrabbiarsi perché qualche giovane, di solito italiano o spagnolo, è vero, non fa la coda alla fermata dell’autobus.
Infine Parks affronta un discorso serio sugli immigrati i quali non possono lavorare nei settori pubblici per una vecchia legge fascista: ha ragione, non è giusta. Solo che ormai è tardi per abrogarla: come lui stesso dice, i figli degli immigrati che hanno nazionalità italiana inizieranno a lavorare nel pubblico e così ci troveremo un controllore di colore. E allora? Sottintende forse qualcosa? Spero di no. La storia dell’Italia in quanto a immigrazione è molto diversa da quella inglese. In Italia c’era il problema contrario che in Inghilterra: troppi italiani emigravano all’estero. Insomma un’analisi un pochino superficiale del problema. Forse l’ho preso un po’ storto questo articolo. Altri blog ne parlano in termini diversi.

Mi pare, ma spero di sbagliarmi, che Mr Parks sia un po’ vittima della mentalità coloniale britannica, quella che porta gli inglesi a non integrarsi mai con l’ambiente in cui sono “ospitati” e li costringe ad esempio a mangiarsi eggs and bacon in mezzo alla savana per mantenere la propria individualità. Perché Mr Parks non prova a capire i popoli, le loro usanze, tradizioni e soprattutto la loro mentalità invece di cercare di imporre le proprie categorie mentali a tutto il resto del mondo? Spero che qualcuno abbia la cortesia di tradurre per Mr Parks questo articolo (N.B. sul suo sito non c’è l’e-mail!).

PS: Venerdì ero su un treno sporco in ritardo insieme a un signore inglese che mi chiedeva come facciamo noi italiani a sopportare questa situazione. Gli ho risposto che ci si abitua a tutto e non è una bella cosa, l’abitudine.

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3 comments to L’Italia (vista dal treno) di Tim Parks

  • Antonio Bennasar

    Ciao
    Scusarmi però voglio provare a scrivere in italiano.
    Prima di tutto vi saluto a tutti, especialmente a Roberto. Vi congratulo anche per questo bel sito.
    Molto interessante la tua opinione Roberto di questo articolo, pero quando ho provato a leggere il articolo di Tim Parks sul sito http://www.internazionale.it non ho potuto. Se c’è un sito o un link dove trovare il articolo/racconto di Parks per favore farmelo sapere. Ho viaggiato in treno in Italia e in Inghilterra e vorrei dare la mia opinione.

    Saludos

    Toni

  • roberto

    Ciao Toni,
    purtroppo l’articolo in questione non è on-line, è uscito solo sulla rivista cartacea, a quanto pare. Dovresti trovare il modo di avere la rivista. Qui a scuola ce l’abbiamo…
    Un salutone
    Roberto

  • Serena

    C’e’ chi si “avvelena il fegato” con i “furbi” e chi se lo avvelena con gli articoli… in definitiva entrambe le categorie rischiano la cirrosi!!! Serena

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