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55a Biennale d’Arte di Venezia, eventi collaterali: Personal Structures 2013

Abigail -

Abigail – Peter Simon Mühlhäußer

Se avete intenzione di andare alla 55a Biennale d’Arte di Venezia, ritagliatevi un po’ di tempo per visitare l’esposizione di Palazzo Bembo, proprio accanto al ponte di Rialto. L’avevamo già visitata due anni fa e conoscendo il progetto quest’anno ci siamo tornati con estremo piacere. L’origine della mostra semi-permanente Personal Structures risale al 1999, quando l’artista olandese Rene Rietmeyer pensò a una piattaforma aperta dove gli artisti potessero presentare i loro lavori non solo in una mostra, ma anche in simposi e pubblicazioni. Rietmeyer contattò diversi artisti che lavoravano su temi cari all’arte contemporanea, quali Tempo, Spazio e Esistenza, e con questo primo gruppo nel 2003 pubblicò il primo libro Personal Structures: Works and Dialogues che, come si evince dal titolo, oltre ad essere un catalogo delle opere messe in mostra raccoglie delle lunghe e intense interviste con gli artisti.

Prima di creare l’evento veneziano, Personal Structures è stato presentato in diverse altre città del mondo come Amsterdam, Tokyo e New York City. Alla fine del 2010, dopo che Palazzo Bembo è stato ristrutturato, Rietmeyer, con la collaborazione delle curatrici delle mostre Karlyn De Jongh e Sarah Gold, prepara la prima mostra a Venezia, inaugurata in contemporanea con la 54a Biennale d’Arte, che presenta importanti artisti internazionali. Gli artisti nella settimana precedente avevano personalmente allestito gli spazi di Palazzo Bembo creando così un’interazione tra di loro e un allestimento che andava nascendo grazie a questo incontro. La mostra è stata poi visitata da oltre 70.000 visitatori.

Rising - Yoko Ono

Rising – Yoko Ono

Anche quest’anno i curatori sono riusciti ad organizzare uno splendido evento: il lavoro di selezione degli artisti è iniziato a dicembre 2012 attraverso una prima ricerca su Google di artisti “nascosti” in luoghi “lontani” del mondo, che affrontassero i temi del Tempo, dello Spazio e/o dell’Esistenza, oltre ad altri già affermati. Sicuramente tra gli artisti più noti c’è Yoko Ono che presenta un’installazione e un video dedicati alle donne: un ammasso di manichini sporchi e sbruciacchiati giace in mezzo alla sala; nel video gli stessi manichini si trovano in un paesaggio che ricorda un campo di concentramento nazista; lungo le pareti della sala sono state appese delle pagine scritte da donne sulle violenze da loro subite e chi vuole può usufruire della carta e della penna messe a disposizione dall’artista per arricchire l’opera.

Nella stanza adiacente, il bellissimo progetto Neo: Omnia Vanitas delle artiste Vialiy & Elena Vasiliev incentrato su temi dell’estetica e della bellezza: modelle nude, ma adorne di gioielli egiziani, pietre e ossa sono fotografate in gabbie trasparenti in posizioni più o meno contorte, quasi dei Prigioni michelangioleschi al femminile.

Impossibile non notare e fermarsi ad ammirare Abigail e Theresa, le due straordinarie sculture in bronzo di Peter Simon Mühlhäußer che si fronteggiano da due stanze diverse: Abigail è una giovane afro-americana che sporge i fianchi verso lo spettatore, i capelli legati da un nastro rosso; Theresa invece, con il suo sguardo estatico, è sospesa al soffitto con delle corde, ma più che presa da una pratica estrema di bondage sembra librarsi nell’aria e voler uscire dallo spazio in cui si trova. Le due opere fanno parte della serie Girls attraverso la quale l’artista vuole esplorare “la sessualità, l’etnicità, l’identità, lo sguardo maschile e il voyeurismo”.

Unknown Species #58 - Laura Gurton

Unknown Species #58 – Laura Gurton

Ancora scultura iperrealista con le opere di Sam Jinks: il contrasto tra vita e morte con l’anziana signora che tiene in braccio un neonato; l’uomo e la donna adagiati a terra che si guardano con le loro teste di volpi. Voyeurismo e provocazione tendono a creare una relazione intima con lo spettatore in modo che in questi, dopo uno sbalordimento iniziale, scatti un meccanismo empatico.

Ancora sul tema del corpo vale la pena investire 5 minuti nella visione del video in bianco e nero E luce fu di Michele Tombolini, dove l’immagine di una donna nuda con dello scotch nero sulla bocca si moltiplica fino a riempire lo schermo. Questo video fa parte di un ciclo i cui temi ruotano attorno a due importanti simboli: la luce e la croce. Ancora il corpo in primo piano con le opere di Hermann Nitsch, uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese, che espone un quadro-scultura-installazione frutto di una performance di cui è visibile uno scioccante video e alcune foto.

Tanta scultura, ma anche molta pittura, a partire dai quadri di una delle stesse curatrici, Karlyn De Jongh che espone tele in cui la pennellata e il colore svolgono il ruolo di accumulatori temporali. Come dice lei stessa nella presentazione: “non sono visivamente spttacolari. Sono diretti e non pretenziosi e dicono: in questo momento, io sono questo”. D’effetto anche i lavori dell’americana Laura Gurton, con cui abbiamo anche avuto il piacere di parlare: quadri a olio e resina realizzati con il metodo di una sorta di dripping controllato che crea sulla superficie un effetto di stratificazioni e quindi di profondità.

Oltre a Palazzo Bembo, l’esposizione occupa gli spazi anche di Palazzo Mora (a Cannaregio) dove si trova la mostra Culture Mind Becoming e Palazzo Marcello (zona San Marco) con la mostra dal titolo Ingrandimento.

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