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	<title>Adgblog &#187; opere/artworks</title>
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	<description>The official blog of Accademia Del Giglio: Italian language courses and Art school in Florence, Italy.</description>
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		<title>ArtVerona: un’Avanguardia Indipendente</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 06:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia mordini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 6 al 10 Ottobre si è svolta la settima edizione di ArtVerona, nel polo fieristico rinomato per &#8220;Vinitaly&#8221; e la &#8220;FieraCavalli&#8221;. Presenti grandi nomi del panorama galleristico nazionale ed ottimi della nostra realtà regionale, quali le Gallerie d&#8217;Arte Alessandro Bagnai, Frittelli e San Gallo Art Station, di Firenze; Barbara Paci, MXM, Paola Raffo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/10/ARTVERONA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16349" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/10/ARTVERONA.jpg" alt="" width="236" height="130" /></a>Dal 6 al 10 Ottobre si è svolta la settima edizione di <strong>ArtVerona</strong>, nel polo fieristico rinomato per &#8220;Vinitaly&#8221; e la &#8220;FieraCavalli&#8221;. Presenti grandi nomi del panorama galleristico nazionale ed ottimi della nostra realtà regionale, quali le Gallerie d&#8217;Arte Alessandro Bagnai, Frittelli e San Gallo Art Station, di Firenze; Barbara Paci, MXM, Paola Raffo e Claudio Poleschi, di Lucca; Eleonora D’Andrea, Marchese e Open Art di Prato; Granelli di Livorno; infine, la Tornabuoni Arte che ha sedi in varie città, tra cui Firenze, Venezia e Milano. Come già menzionato, nomi importanti quanto le opere in esposizione, con un’alta percentuale di <strong>Fontana, Rotella, Baj</strong> e qualche graditissima sopresa, come <strong>Pao</strong> e <strong>Araki</strong>.</p>
<p>Ciò che veste a nuovo quest’importante fiera è lo spazio, che ormai da due anni viene dedicato alle realtà indipendenti del panorama nostrano, radunate sotto l’egida di <strong>Cristiano Seganfreddo</strong>, già direttore di Fuoribiennale e presidente dell’associazione “Progetto Marzotto”. <em><a href="http://www.artverona.it/articles/view/independents">Independents2</a></em> si dipana al centro dei padiglioni 6 e 7, quasi a simboleggiare la spina dorsale del panorama artistico odierno, il fulcro vitale, la linfa a cui attingere per l’arte che verrà. O così dovrebbe, visto la ricchezza di progetti e di carica innovativa che presentano queste 27 realtà autonome, tanto eterogenee tra loro, quanto accomunate dalla volontà di mettere e mettersi in discussione, sperimentare, RISCHIARE. Parola perniciosa quest‘ultima, che implica il dover fare i conti con la percentuale sia di successo, che di fallimento; ma che apre nuove porte sul modo di “fare” e “trasmettere” arte. E, soprattutto, la voglia di condividere il proprio percorso creativo, coinvolgendo e raccontandosi: attività indispensabile per quello che è considerato il canale “alternativo”, di nicchia, “underground” dell’arte contemporanea. Come l’esperienza di “<a href="http://www.e-ven.net/">Associazione E</a>” (Venezia), fondata da due giovanissimi curatori, che raccontano la loro attività attraverso la lettura di foto coperte delle loro mostre, che lasciano “scoprire” al visitatore, interpretandole ironizzando sulla figura tanto in voga del cartomante. “<a href="http://eventi-arte-venezia.blogspot.com/">eve ar:v.</a>” <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial;" src="http://studiomdt.files.wordpress.com/2011/10/web_catalogo_2011.jpg" alt="" width="267" height="332" />(Eventi Arte Venezia), un gruppo di sperimentazione che cerca sia di fornire uno spazio libero (Forte Marghera), in cui ogni anno tre artisti, selezionati attraverso un bando, possono condurre un proprio percorso di ricerca, sia favorire un interscambio con le altre realtà autonome. “<a href="http://www.izona.it/">Interzona</a>”, che opera da quasi vent’anni negli spazi dei Magazzini Generali di Verona, frutto del lavoro di volontari che hanno dovuto sempre fare i conti con fondi inesistenti, uno sfratto, tante difficoltà, ma che son riusciti a catalizzare artisti del calibro di Blixa Bargeld, Massive Attack, Motus, Mike Patton e tanti altri. “<a href="http://www.connectingcultures.info/">Connecting Cultures</a>”, realtà milanese no-profit che indice workshop e seminari per giovani artisti, affiancati da prestigiosi nomi internazionali negli ambiti più vari, con un occhio attento anche agli stranieri presenti sul territorio nazionale. “<a href="http://www.infartcollective.com/">INFART</a>”, collettivo di Bassano del Grappa (Vicenza), da anni faro di chi ama e segue la street art &amp; culture, appena reduci dalle fatiche che hanno prodotto “Vulpes Pilum Mutare” (2-10 Settembre) a cui hanno partecipato consolidati artisti del panorama alternativo (Saturno Buttò, Dast, Simone El Rana, Laurina Paperina o Diego Knore, per fare qualche esempio).</p>
<p>Come loro, tanti altri ancora, gli outsider, che a mio avviso, hanno fatto da padroni in una fiera di espositori di alto calibro, andando oltre la crisi del mercato, dello sboom dell’arte contemporanea, delle vene artistiche inaridite e dei classici “garantiti“. E dall’ “oltre” ci aspettano.</p>
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I Tarocchi di Francesco Clemente agli Uffizi: <a href="../2011/09/27/i-tarocchi-francesco-clemente-uffizi-trionfi-e-%E2%80%9Cminchiate-fiorentine%E2%80%9D/">tra Trionfi e “Minchiate fiorentine”</a>.<br />
Biennale 2011: foto dall’<a href="../2011/09/27/page/2011/08/18/2011/06/22/biennale-di-venezia-2011-foto-dallarsenale/">Arsenale</a> e dai <a href="../2011/09/27/page/2011/06/26/biennale-di-venezia-2011-foto-dai-giardini/">Giardini</a></p>
<p><a href="http://www.adg.it/">Accademia del Giglio</a>, italiano, arte e cultura a Firenze: adg.assistance@gmail.com</p>
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		<title>Marte disarmato da Venere e le Grazie di Jacques-Louis David</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 06:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia mordini</dc:creator>
				<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'arte/History of Art]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vi trovate a Bruxelles, allora non mancate di visitare i Musées royaux des Beaux-Arts. Una collezione immensa, che spazia dall’arte medievale a quella contemporanea, dove potrete trovare opere tanto di Bruegel il Vecchio, quanto di Dan Flavin. Di tutti i capolavori presenti, uno è rimasto impresso nella mia memoria per un insieme di fattori: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15870" class="wp-caption alignright" style="width: 251px"><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/09/marte.jpg"><img class="size-full wp-image-15870" title="marte" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/09/marte.jpg" alt="" width="241" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio di Marte e Venere</p></div>
<p>Se vi trovate a Bruxelles, allora non mancate di visitare i <a href="http://www.fine-arts-museum.be/site/FR/default.asp">Musées royaux des Beaux-Arts</a>. Una collezione immensa, che spazia dall’arte medievale a quella contemporanea, dove potrete trovare opere tanto di Bruegel il Vecchio, quanto di Dan Flavin.</p>
<p>Di tutti i capolavori presenti, uno è rimasto impresso nella mia memoria per un insieme di fattori: <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e7/David_Marte_disarmato_da_Venere.jpg" target="_blank"><strong><em>Marte disarmato da Venere e le Grazie</em></strong></a>. Ultima opera monumentale di un artista complesso e chiacchierato dai suoi contemporanei quale fu <strong>Jacques-Louis David</strong>, finito a Bruxelles in esilio forzato per le sue scelte politiche e per il suo carattere non incline ai compromessi.</p>
<p>David ebbe varie fasi, dal giacobinismo alla sfrenata simpatia per Napoleone e l’imperialismo, fino alla “pace” dell’esilio, in cui riscoprì il Piacere, almeno in chiave iconografica.</p>
<p>Terminato nel 1824, un anno prima della morte dell’artista ormai 76enne, <em>Marte disarmato da Venere e le Grazie</em> appare come una forma di implicito testamento o comunque di liberazione da quegli ideali politici e moralizzanti che avevano accompagnato da sempre il percorso artistico ed umano di David: Marte, abbandonato mollemente su una chaise longue di gusto classico, si fa disarmare dalle Grazie ed incoronare da Venere che gli si offre con fare seducente. Un’ultima indecisione alla sua resa definitiva è sottolineata dalla lancia che il dio della guerra tiene nella mano destra e da quella nuvoletta che aleggia sulla sua testa, quasi a rappresentare i suoi pensieri ancora confusi.</p>
<p>David mutua perfino il cromatismo più dolce dei fiamminghi, conferendo un aspetto etereo all’insieme, così distante dall’equilibrio e dalla nettezza del <em>Giuramento degli Orazi</em> o dalla concitazione e dalla complessità della costruzione del <em>Ratto delle Sabine</em>. L’artista appare dunque come un uomo nuovo che decide di abbassare le armi a favore dell’amore. Di Eros e delle sue voluttà.</p>
<div id="attachment_15871" class="wp-caption alignleft" style="width: 154px"><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/09/amore.jpg"><img class="size-full wp-image-15871 " title="amore" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/09/amore.jpg" alt="" width="144" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio - Il dio dell&#39;Amore</p></div>
<p>Proprio il <strong>dio dell’Amore</strong>, che reclama con lo sguardo sornione la complicità dello spettatore, è ritratto ai piedi di Marte, intento a slacciarne i calzari così che l’abbandono del guerriero alle cure di quelle figure femminili tanto sensuali sia completo. Infine, sebbene l’analisi anatomica dei soggetti sia sempre dettagliata ed improntata ad evidenziarne la prestanza fisica, perfino Marte ci appare “morbido”, vellutato nella sua muscolatura.</p>
<p>Trovarsi a pochi metri da tale capolavoro può risultare un’esperienza estremamente toccante; le dimensioni notevoli (3 x 2,65 metri) aiutano la suggestione, incentivata dagli oculati museografi che hanno continuato quell’Olimpo ideale per tutta la sala, dipingendola di azzurro cielo. Inoltre il bel lucernario che si apre sul soffitto permette alla luce naturale di “baciare” teneramente il quadro, conferendogli un’aura quasi spirituale. Sublime per gli occhi. Sublime per il cuore.</p>
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Biennale 2011: foto dall’<a href="../2011/08/18/2011/06/22/biennale-di-venezia-2011-foto-dallarsenale/">Arsenale</a> e dai <a href="../2011/06/26/biennale-di-venezia-2011-foto-dai-giardini/">Giardini</a><br />
<a href="http://www.adgblog.it/2011/07/04/litaliano-con-la-storia-dellarte/">L&#8217;italiano con la storia dell&#8217;arte</a> e <a href="http://www.adgblog.it/2011/07/25/italiano-con-la-storia-dellarte-cinque-famose-madonne-fiorentine/">5 famose Madonne fiorentine.</a></p>
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		<title>Italiano con la storia dell&#8217;arte: cinque famose &#8220;Madonne&#8221; fiorentine</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 06:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto balò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano per stranieri liv B1-B2/Italian for foreigners]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano per stranieri liv C1-C2/Italian for foreigners]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'arte/History of Art]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa attività didattica funziona come la gemella costruita su cinque annunciazioni fiorentine. Prima di affrontare questa comprensione consigliamo di prendere un po&#8217; di dimestichezza con il linguaggio della storia dell&#8217;arte con altre attività didattiche: L’italiano con la storia dell’arte e Il materiale per dipingere.Attività 1. Per prima cosa è stata divisa la classe in piccoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa attività didattica funziona come la gemella costruita su <a href="http://www.adgblog.it/2011/07/21/italiano-con-la-storia-dellarte-cinque-famose-annunciazioni-fiorentine/">cinque annunciazioni fiorentine</a>. Prima di affrontare questa comprensione consigliamo di prendere un po&#8217; di dimestichezza con il linguaggio della storia dell&#8217;arte con altre attività didattiche: <a href="../2011/07/04/litaliano-con-la-storia-dellarte/">L’italiano con la storia dell’arte</a> e <a href="../2011/07/05/litaliano-con-larte-il-materiale-per-dipingere/">Il materiale per dipingere</a>.<strong>Attività 1.</strong> Per prima cosa è stata divisa la classe  in piccoli gruppi: ad ognuno è stata data l’immagine di uno dei quadri (vanno  bene anche gli smartphones) e ho chiesto loro di scrivere una breve  descrizione dell’opera. Il testo è stato poi letto <em>in plenum</em> e  commentato. Quando tutti i gruppi hanno finito di esporre il proprio  testo ho chiesto alla classe di trovare similitudini e differenze tra le  opere. Solo a questo punto ho consegnato i testi che trovate qui sotto  che sono da associare alle immagini.</p>
<p><strong>Attività 2</strong>. Collegate il quadro, l’autore e il titolo e la relativa descrizione tra loro.</p>
<p>1. Madonna del Cardellino di Raffaello Sanzio.<br />
2. Madonna della Seggiola di Raffaello Sanzio.<br />
3. Madonna col Bambino e due angeli di Filippo Lippi.<br />
4. Madonna col Bambino e San Giovannino di Sandro Botticelli.<br />
5. Madonna del Mare di Sandro Botticelli o Filippino Lippi.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-I.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15230" title="Madonna I" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-I.jpg" alt="" width="225" height="314" /></a></p>
<p><strong>a.</strong> È un dipinto a tempera su tela attribuito a Sandro Botticelli, databile al 1495 circa e conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Maria stante tiene in braccio il Bambino e lo porge verso San Giovannino, per far abbracciare i due fanciulli. Dietro Maria si trova un roseto, fiore tipico della Vergine, con fiori di colore rosso, che rimandano al colore del sangue della Passione di Gesù. Anche la posa quasi orizzontale del Bambino e i suoi occhi chiusi riecheggiano la morte, dando un senso malinconico a tutta la rappresentazione.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-II.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15232" title="Madonna II" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-II.jpg" alt="" width="220" height="314" /></a></p>
<p><strong>b.</strong> È un dipinto a olio su tavola databile al 1477 circa e conservato nella Galleria dell&#8217;Accademia a Firenze. Il dipinto proviene dal convento di Santa Felicita a Firenze. L&#8217;opera deve il suo nome al soffuso paesaggio marino che si vede sullo sfondo attraverso una finestra. La Vergine tiene in grembo il Bambino con il tipico velo trasparente ed indossa un mantello azzurro con la stella cometa ricamata sulla spalla, al di sopra dell&#8217;usuale veste rossa. Il Bambino tiene in mano una melagrana aperta da cui ha staccato alcuni chicchi, che gli cadono dalla manina sinistra. Il frutto simboleggia la fetilità e la regalità di Maria, e il colore rosso degli acini prefigura il sangue della Passione.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-III.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15233" title="Madonna III" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-III.jpg" alt="" width="220" height="314" /></a></p>
<p><strong>c.</strong> È un dipinto a olio su tavola, databile al 1506 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Immersi in un ampio paesaggio fluviale, punteggiato da alberelli e da un ponte a sinistra, si trovano la Madonna seduta su una roccia, che regge tra le gambe Gesù Bambino, mentre san Giovannino, abbracciato dalla Vergine, è a sinistra. I due fanciulli giocano con un cardellino che simboleggia la Passione di Cristo. La composizione, sciolta e di forma piramidale, con i protagonisti legati dalla concatenazione di sguardi e gesti, deriva con evidenza da modelli leonardeschi. Maria ha le gambe e il busto ruotate verso destra, mentre con la testa e lo sguardo osserva in basso a sinistra, verso il fulcro dell&#8217;azione tra i due fanciulli. Il suo busto emerge sul paesaggio, quasi a dominarlo con la grandezza delle sue delicate forme. Gesù poggia il piedino su quello della Madonna, riparandosi tra le sue ginocchia, da alcuni letto come una citazione della Madonna di Bruges di Michelangelo.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-IV.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15234" title="Madonna IV" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-IV.jpg" alt="" width="213" height="314" /></a></p>
<p><strong>d.</strong> È un dipinto a olio su tavola databile al 1513-1514 circa e conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. L&#8217;opera mostra Maria seduta su una sedia, da cui il nome. Essa si volta, col Bambino stretto in un tenero abbraccio, verso lo spettatore. Assiste san Giovannino, a destra, che rivolge un gesto di preghiera a Maria, affiorando dallo sfondo scuro. La Madonna solleva una delle due gambe, coperte da un drappo azzurro, scivolando quasi in avanti, in modo da creare un ritmo circolare che sembra voler suggerire il dondolio del cullare. Essa china il capo verso il figlio, facendo toccare le due teste, e creando una situazione di intima dolcezza familiare. Dietro la bellezza formale vi è uno schema compositivo geometrico, basato su curve e controcurve.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-V.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15236" title="Madonna V" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2011/07/Madonna-V.jpg" alt="" width="235" height="240" /></a></p>
<p><strong>e.</strong> È un&#8217;opera a tempera su tavola, databile al 1465 circa e conservata agli Uffizi di Firenze. Si tratta probabilmente del più noto dipinto dell&#8217;artista, molto ammirato e punto di riferimento per tutte le Madonne col bambino successive, soprattutto quelle di Sandro Botticelli. Il gruppo è collocato, in modo del tutto originale, davanti ad una finestra aperta che mostra un paesaggio a volo d&#8217;uccello, dilatato fino alla linea d&#8217;orizzonte, ispirato dalla pittura fiamminga. In primo piano si trova la Madonna, nelle cui fattezze si celerebbe un ritratto della monaca e amante di Filippo, Lucrezia Buti. L&#8217;acconciatura elaborata, con veli impalpabili e perle, è un dettaglio di estremo virtuosismo, che venne ripreso in tutto il secondo Quattrocento fiorentino.</p>
<p><em>I testi sono stati presi e adattati da <a href="http://it.wikipedia.org">Wikipedia</a>.</em></p>
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		<title>Videocomprensione: le terme di Caracalla</title>
		<link>http://www.adgblog.it/2011/06/14/videocomprensione-le-terme-di-caracalla/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=videocomprensione-le-terme-di-caracalla</link>
		<comments>http://www.adgblog.it/2011/06/14/videocomprensione-le-terme-di-caracalla/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 05:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo capanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri video]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano per stranieri liv C1-C2/Italian for foreigners]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>
		<category><![CDATA[italian language classes in florence]]></category>
		<category><![CDATA[italian language school in italy]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardate il documentario &#8220;Passaggio a Nord Ovest&#8221; di Alberto Angela e rispondete poi alle domande: Come si lavavano i romani? Chi fece costruire le terme di Caracalla? E quando? Che cosa conteneva il muro di cinta? Chi frequentava le terme di Caracalla? Perché i romani si recavano alle terme? Chi pagava di più per entrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate il documentario &#8220;<a href="http://www.passaggioanordovest.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-9e7be9a1-2f18-4698-b189-4080e776bdae.html?homepage">Passaggio a Nord Ovest</a>&#8221; di Alberto Angela e rispondete poi alle domande:</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/2011/06/14/videocomprensione-le-terme-di-caracalla/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<ol>
<li><strong>Come si lavavano i romani?</strong></li>
<li><strong>Chi fece costruire le terme di Caracalla? E q</strong><strong>uando?</strong></li>
<li><strong>Che cosa conteneva il muro di cinta?</strong></li>
<li><strong>Chi frequentava le terme di Caracalla?</strong></li>
<li><strong>Perché i romani si recavano alle terme?</strong></li>
<li><strong>Chi pagava di più per entrare alle terme? E chi entrava gratis?</strong></li>
<li><strong>I romani portavano biancheria intima?</strong></li>
<li><strong>Che cosa decise l&#8217;imperatore Adriano?</strong></li>
<li><strong>Com&#8217;era la palestra?</strong></li>
<li><strong>Cosa c&#8217;era sotto i colonnati?</strong></li>
<li><strong>Quali attività fisiche si praticavano in palestra?</strong></li>
<li><strong>Che cos&#8217;era il <em>tepidarium</em>?</strong></li>
<li><strong>Che struttura aveva il <em>calidarium</em>?</strong></li>
<li><strong>Quali erano gli ambienti più caldi delle terme?</strong></li>
<li><strong>Da dove proveniva il calore delle terme?</strong></li>
<li><strong>Perché i sotterranei erano larghi e alti?</strong></li>
<li><strong>A cosa servivano i lucernari?</strong></li>
<li><strong>A cosa servivano i forni?</strong></li>
<li><strong>In cosa consisteva il rito che si celebrava nel tempio nascosto, detto il Mitreo?</strong></li>
<li><strong>Che cosa colpiva di più del <em>frigidarium</em>?</strong></li>
<li><strong>Com&#8217;era chiamata la piscina?</strong></li>
<li><strong>Qual era l&#8217;ultima tappa del percorso benessere alle terme?</strong></li>
<li><strong>Quando andavano a cena i romani?</strong></li>
<li><strong>Per quanto tempo sono state in funzione le terme?</strong></li>
<li><strong>Perché le terme furono spogliate delle loro opere e decorazioni?</strong></li>
</ol>
<p>Per aiuto e assistenza contattate gli insegnanti dell’<a href="http://www.adg.it/">Accademia del Giglio</a>, italiano, arte e cultura a Firenze: adg.assistance@gmail.com</p>
<p>Per visionare altre 25 videocomprensioni cliccate <a href="http://www.adgblog.it/2011/04/15/tutte-le-videocomprensioni-di-adgblog/">qui</a>.
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		<item>
		<title>Il caso truffa dei vasi d&#8217;epoca Einin</title>
		<link>http://www.adgblog.it/2010/09/20/il-caso-truffa-dei-vasi-depoca-eirin/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-caso-truffa-dei-vasi-depoca-eirin</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>studenti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte/Art]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere un articolo redatto da Mayumi Kobayashi, una nostra studentessa che, durante un corso di composizione scritta di livello avanzato, si è impegnata con passione e dedizione in approfondite ricerche riguardanti questo singolare caso di truffa negli ambienti dell&#8217;arte giapponese. L&#8217;articolo è appunto il frutto delle sue ricerche basate su documenti in lingua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo con piacere un articolo redatto da Mayumi Kobayashi, una nostra studentessa che, durante un corso di composizione scritta di livello avanzato, si è impegnata con passione e dedizione in approfondite ricerche riguardanti questo singolare caso di truffa negli ambienti dell&#8217;arte giapponese. L&#8217;articolo è appunto il frutto delle sue ricerche basate su documenti in lingua giapponese, che Mayumi ha prima tradotto in italiano e poi utilizzato per il racconto delle vicende che state per leggere.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 13.2px;"><strong><span style="color: #888888;"><img class="aligncenter" src="http://img.47news.jp/PN/200909/PN2009092301000036.-.-.CI0003.jpg" alt="" />Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale fu trovato un vaso intatto d&#8217;epoca Kamakura (1192-1333) nella città di Nagoya in Giappone. Sul vaso era stata incisa la data: anno due di Einin, corrispondente al 1294. Un noto ceramista, Tokuro Kato (1897-1985), aveva scoperto il vaso mentre faceva degli scavi archeologici nelle rovine degli antichi forni. L&#8217;indagine sull&#8217;autenticità fu ripresa dopo la guerra. Il sovrintendente Koyama riiniziò l&#8217;investigazione e nel 1948 propose di dichiarare il vaso un bene di grande importanza storica per il Giappone, ma i quattro membri del comitato riunitosi per l&#8217;occasione negarono il consenso. Inoltre, nel 1954, uscì una collana enciclopedica sulle ceramiche, supervisionata da Kato. Una pagina era stata per l&#8217;appunto dedicata al vaso di cui il noto ceramista spiegava il valore presentando l&#8217;opera come un&#8217;importante ceramica medievale e pubblicandone una fotografia a colori. Alla fine, nello stesso anno Koyama nuovamente rispolverò la sua proposta che questa volta fu approvata in un solo quarto d&#8217;ora dal comitato. Quei quattro che un tempo si erano opposti erano infatti già tutti morti.</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Uno dei motivi che avvalorava l&#8217;ipotesi dell&#8217;autenticità del vaso era una scheggia d&#8217;una ceramica del Museo Nezu a Tokyo, la quale era considerata come una parte d&#8217;una ceramica d&#8217;epoca medievale, fatta nello stesso antico forno di Matsudome, e precedentemente trovata e portata dal ceramista Kato al museo. Confrontando queste due ceramiche gli esperti dichiararono che quel vaso era stato modellato nell&#8217;epoca Kamakura dallo stesso autore e venne considerato una ceramica importante con alto valore rappresentativo per le ceramiche di quell&#8217;epoca.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Nonostante ciò, tra gli esperti rimaneva sempre il dubbio. Infatti, nel febbraio del 1960 fu pubblicato un articolo sul quotidiano <em>Yomiuri</em> che avanzava seri dubbi sull&#8217;autenticità del vaso e si scoprì anche che quel famoso forno in cui erano state ritrovate le antiche ceramiche era un&#8217;invenzione di Kato. Non era mai esistito quindi tale forno nel medioevo. La discussione sull&#8217;autenticità diventò ancora più accesa. Intanto Kato, che era al centro delle polemiche, era fuggito in Francia. In agosto, però, il figlio maggiore dichiarò su un quotidiano rivale, il <em>Mainichi</em> che il vaso era una sua opera. Successivamente un mese dopo, in settembre, il padre affermò su un terzo quotidiano, l&#8217;<em>Asashi</em>, di aver costruito lui da solo quel vaso. Kato raccontava nell&#8217;articolo inoltre di averne creati due, poiché nel 1934 aveva ricevuto l&#8217;ordinazione da un suo mecenate che lo sosteneva economicamente da anni. Kato aveva messo sui vasi la vernice apposita per renderli più vecchi e li aveva seppelliti lasciandoli sotto terra per cinque anni. Infine li aveva dati a uno storico e su una rivista d&#8217;arte i due avevano dichiarato di averli ritrovati durante uno scavo. Poiché il mecenate di Kato si suicidò dopo la guerra, non c&#8217;era rimasto quasi nessuno all&#8217;epoca che conoscesse la storia dell&#8217;origine dei vasi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Si pone allora una domanda semplice: prima di attestare l&#8217;autenticità di quel vaso perché non erano stati fatti gli esami scientifici ai raggi-X?  È rimasto il resoconto della commissione del 24 febbraio del 1961, in cui fra i vari problemi riguardanti il ministero delle educazioni, ritroviamo una discussione in merito al vaso delle polemiche. In questo resoconto infatti un consigliere chiedeva se gli ufficiali dell&#8217;Agenzia dei Beni Culturali avessero fatto quegli esami. Il direttore generale gli diede una risposta lunga e tortuosa: “&#8230; per esempio, l&#8217;esame a raggi-X o a infrarossi, uno studio sulle superfici con un microscopio phase contrast oppure le analisi fluorometriche, questo genere di esami all&#8217;epoca non furono eseguiti. Per il prossimo bilancio preventivo, abbiamo deciso di acquistare una macchina per le analisi fluorometriche che rappresenterà una svolta per i nostri metri d&#8217;indagine, i quali sono sempre stati eseguiti all&#8217;insegna della massima attenzione e serietà.”</span></strong><br />
<strong><span style="color: #888888;">Il consigliere gli ribatté ancora: “questo significa che non avete fatto nessun esame scientifico prima dell&#8217;attestazione d&#8217;autenticità del 1954?”</span></strong><br />
<strong><span style="color: #888888;">La risposta fu ovvia: “no”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Una sezione dell&#8217;Agenzia per gli affari culturali fu così costretta a fare una serie di test a raggi-x e scoprì che le percentuali dei componenti delle vernici non erano quelli delle ceramiche del medioevo, inoltre non trovò neanche una traccia di usura della superficie causata dal tempo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Nel 1961 fu così annullata la certificazione dell&#8217;autenticità del vaso e subito dopo il sovrintendente Koyama si dimise. Dopo le sue dimissioni egli si rinchiuse nel silenzio. Invece il ceramista diventò ancora più popolare dopo questa vicenda, perché l&#8217;opinione pubblica nei suoi confronti si era dimostrata molto favorevole e gli faceva i complimenti per la sua bravura e per il fatto che era stato capace di copiare un&#8217;opera d&#8217;arte così bene.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Ma come è possibile che il sovrintendente fosse stato così convinto del suo giudizio facendo un errore di valutazione così grossolano? Era stato imbrogliato dal ceramista o ne era complice? </span></strong><strong><span style="color: #888888;">Il motivo per cui il ceramista avesse agito in quel modo è rimasto un mistero.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;">Un fatto oggettivo è che entrambi erano membri della <em>Japan Ceramic Society</em>, che ancora oggi ha una certa influenza sul mondo della ceramica; se infatti un membro “suggerisce” il valore di una ceramica, il prezzo di questa aumenta subito tra i collezionisti. Infine uno dei quei vasi non è mai stato ritrovato e così ancora oggi sono molti i collezionisti che sognano di avere “il vero vaso falso”.</span></strong>
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		<item>
		<title>The Florentine presenta: Invisible Women di Jane Fortune</title>
		<link>http://www.adgblog.it/2009/11/06/the-florentine-presenta-invisible-women-di-jane-fortune/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=the-florentine-presenta-invisible-women-di-jane-fortune</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto balò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte/Art]]></category>
		<category><![CDATA[artisti/artists]]></category>
		<category><![CDATA[eventi/events]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze/Florence]]></category>
		<category><![CDATA[generico]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'arte/History of Art]]></category>
		<category><![CDATA[vita a Firenze/life in Florence]]></category>

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		<description><![CDATA[La rivista The Florentine è lieta di invitare lettori e appassionati d&#8217;arte alla presentazione del nuovo libro della scrittrice Jane Fortune: Invisible Women: Forgotten Artists of Florence. In questo significativo libro, Jane Fortune riporta alla luce le opere e le artiste dimenticate nelle sale o nei magazzini dei musei fiorentini, rivelando così la &#8220;metà nascosta&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7131" title="invisible" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/11/invisible1.jpg" alt="invisible" width="143" height="179" />La rivista <strong><a href="http://www.theflorentine.net">The Florentine</a></strong> è lieta di invitare lettori e appassionati d&#8217;arte alla presentazione del nuovo libro della scrittrice Jane Fortune: <a href="http://www.theflorentine.net/tfpress/default.asp"><strong>Invisible Women: Forgotten Artists of Florence</strong></a>.</p>
<p>In questo significativo libro, <strong>Jane Fortune</strong> riporta alla luce le opere e le artiste dimenticate nelle sale o nei magazzini dei musei fiorentini, rivelando così la &#8220;metà nascosta&#8221; di una delle più famose e celebrate città del mondo. Dalle maestose sale degli Uffizi agli attici-magazzino di Palazzo Pitti, <strong>Invisible Women</strong>, trascina il lettore in una vera e propria caccia all&#8217;opera il cui scopo è il restauro, il recupero e la riscoperta di opere famose o sconosciute.</p>
<p><strong>Jane Fortune</strong> è presidente e fondatrice dell&#8217;<strong>Advancing Women Artists Foundation</strong> e del Comitato fiorentino del <a href="http://www.nmwa.org/">National Museum of Women in the Arts</a>, enti che lavorano per promuovere le opere d&#8217;arte di artiste del passato e del presente. Come filantropa e collezionista d&#8217;arte (soprattutto femminile), ha fatto parte dei consigli di numerosi musei e attualmente è membro del Consiglio direttivo dell&#8217;<a href="http://www.imamuseum.org/">Indianapolis Museum of Art</a> ed è consulente del National Museum of Women in the Arts. Conosciuta a Firenze come &#8220;Indiana Jane&#8221; per la sua capacità di scoprire tesori meno conosciuti, è redattrice culturale e opinionista di <strong>The Florentine</strong>, e autrice di <em>To Florence, Con Amore: 77 Ways to Love the City</em>. <strong>Invisible Women</strong> è il suo secondo libro.</p>
<p><a href="http://www.theflorentine.net/news/news-detail.asp?newsId=54">The Florentine</a> è felice di presentare il calendario di eventi organizzati in occasione dell&#8217;uscita del libro durante i quali i lettori e gli appassionati d&#8217;arte potranno incontrare l&#8217;autrice e sapere qualcosa in più sulla sua passione nel recuperare l&#8217;arte dimenticata.</p>
<p>Venerdì 6 novembre, ore 17:00<br />
<strong>Presentazione ufficiale di <em>Invisible Women</em> agli Uffizi</strong><br />
Biblioteca degli Uffizi, Loggiato degli Uffizi 1, Firenze</p>
<p>Sabato 7 novembre alle 11:30<br />
<strong>Una straordinaria ricerca a Firenze</strong><br />
L&#8217;autrice racconterà i particolari della sua ricerca. A seguire buffet e assaggi di olio e vino<br />
Paperback Exchange Bookshop, Via delle Oche 4r, Firenze</p>
<p>Sabato 7 novembre dalle 17:00 in poi<br />
<strong>L&#8217;autrice da vicino</strong><br />
Autografo del libro e tè pomeridiano<br />
BM Bookshop, Borgo Ognissanti 4r, Firenze
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		<item>
		<title>Videocomprensione: Tintoretto visto da Philippe Daverio</title>
		<link>http://www.adgblog.it/2009/01/25/videocomprensione-tintoretto-visto-da-philippe-daverio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=videocomprensione-tintoretto-visto-da-philippe-daverio</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 06:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo capanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[artisti/artists]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano per stranieri liv B1-B2/Italian for foreigners]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano per stranieri liv C1-C2/Italian for foreigners]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>

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		<description><![CDATA[Guarda questo documentario su Tintoretto realizzato da Philippe Daverio e poi rispondi alle domande (esercizio per studenti di livello B2/C1). Prima di rispondere alle domande può esserti utile leggere anche questa pagina su Tintoretto. Perché secondo Philippe Daverio la chiesa della Madonna dell&#8217;Orto è &#8220;fenomenale&#8221;? Quanti anni aveva Tintoretto quando dipinge &#8220;la presentazione della vergine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda questo documentario su Tintoretto realizzato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Philippe_Daverio">Philippe Daverio</a> e poi rispondi alle domande (esercizio per studenti di livello B2/C1).</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/2009/01/25/videocomprensione-tintoretto-visto-da-philippe-daverio/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Prima di rispondere alle domande può esserti utile leggere anche questa pagina su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tintoretto">Tintoretto</a>.</p>
<ol>
<li><strong>Perché secondo Philippe Daverio la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Madonna_dell%27Orto_(Venezia)">chiesa della Madonna dell&#8217;Orto</a> è &#8220;fenomenale&#8221;?<br />
</strong></li>
<li><strong>Quanti anni aveva Tintoretto quando dipinge &#8220;<a href="http://www.italica.rai.it/argomenti/storia_arte/tintoretto/galleria/5.htm">la presentazione della vergine al tempio</a>&#8220;?</strong></li>
<li><strong>Che cosa significano i termini &#8220;ottica innovativa&#8221; e &#8220;gioco prospettico&#8221;?<br />
</strong></li>
<li><strong>In quale parte della chiesa si trovano &#8220;la decollazione di San Paolo&#8221; e &#8220;la crocefissione di San Pietro&#8221;? </strong></li>
<li><strong>Come definisce Daverio il &#8220;<a href="http://http//it.geocities.com/aliveschool/1ECOMUNIC1/Lgpittur/TINTORET.jpg">Giudizio Universal</a>e&#8221;?<br />
</strong></li>
<li><strong>Quali pittori ha influenzato questa opera?<br />
</strong></li>
<li><strong>Puoi spiegare la frase &#8220;groviglio di corpi mescolati con gli scheletri, aspirati verso un destino irreversibile, ricchi, lussuosi e poveri&#8221;? </strong></li>
<li><strong>Come definisce Daverio il Dio del &#8220;<a href="http://http//it.geocities.com/aliveschool/1ECOMUNIC1/Lgpittur/TINTORET.jpg">Giudizio Universal</a>e&#8221;?</strong></li>
<li><strong>Perché Tintoretto riceve una somma di denaro irrisoria (&#8220;il prezzo di un piccolo dipinto&#8221;) per la realizzazzione di quest&#8217;opera enorme?</strong></li>
<li><strong>Come viene rappresentato Mosé nel telero opposto?<br />
</strong></li>
<li><strong>Quali artisti del tempo vengono probabilmente raffigurati mentre portano il <a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761571147/Vitello_d%E2%80%99oro.html">vitello d&#8217;oro</a>?</strong></li>
<li><strong>Come si autoritrae Tintoretto accanto agli altri artisti?</strong></li>
<li><strong>Come sono raffigurate le tre signore nel dipinto?</strong></li>
<li><strong>Perché Tintoretto raffigura la mano e il braccio della terza signora nella stessa posizione di <a href="http://www.vaticanotours.com/g/cappella-sistina-creazione-di-abramo.jpg">Adamo</a> nell&#8217;affresco della Cappella Sistina? Qual è il suo intento polemico?<br />
</strong></li>
</ol>
<p>Per soluzioni e assistenza contattate gli insegnanti della nostra <a href="http://www.adg.it/">scuola</a> a: adg.assistance@gmail.com
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		<item>
		<title>Quando il bello è utile nelle città: un saggio (e un sito) di Marco Romano</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 06:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo capanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La città come opera d&#8217;arte&#8221; di Marco Romano è un breve, facile e interessante saggio (edizioni Einaudi, 2008) che merita certamente di essere letto. Già il titolo è chiaro, e l&#8217;autore nella prima parte ci spiega perché dovremmo considerare ogni città come una vera e propria opera d&#8217;arte che sia espressione non di un individuo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/tavola-di-baltimora.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2473" title="tavola di Baltimora" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/tavola-di-baltimora-300x108.jpg" alt="" width="300" height="108" /></a>&#8220;<strong>La città come opera d&#8217;arte</strong>&#8221; di <a href="http://www.esteticadellacitta.it/biografia.asp">Marco Romano</a> è un breve, facile e interessante saggio (edizioni Einaudi, 2008) che merita certamente di essere letto. Già il titolo è chiaro, e l&#8217;autore nella prima parte ci spiega perché dovremmo considerare ogni città come una vera e propria opera d&#8217;arte che sia espressione non di un individuo, ma di una intera comunità, o meglio di una &#8220;civitas&#8221;, la quale costruisce &#8220;l&#8217;urbs&#8221;, ovvero la città materiale. Marco Romano ci mostra poi come lo spirito (o se volete l&#8217;essenza o l&#8217;anima) delle nostre città sia nato nel tardo medioevo, quando con il rifiorire del commercio i centri urbani sono stati (ri)fondati dalla cittadinanza e non più, come in passato o in altri parti del mondo, da un signore, re o imperatore che dir si voglia. <a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/eiximenis.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2474 alignright" style="float: right;" title="la città di Francisco Eiximenis" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/eiximenis.jpg" alt="" width="130" height="131" /></a>Questa cittadinanza ha poi dato il volto alla città creando nuovi &#8220;temi collettivi&#8221;, riconoscibili in ogni centro urbano, come, ad esempio, il municipio con la sua piazza (centro politico), la cattedrale (centro religioso), la piazza del mercato (centro economico), il teatro ecc&#8230; In questa disposizione si è sempre tenuto presente il principio estetico, assieme all&#8217;idea che la città doveva essere funzionale per l&#8217;intera comunità. Nessuna speculazione, nessuna ghettizzazione hanno quindi sovrinteso la fondazione di tanti comuni e questa concezione, secondo Romano, si è mantenuta fino all&#8217;Ottocento, quando con l&#8217;avvento dell&#8217;industrializzazione la città ha dimenticato &#8220;il linguaggio consolidato attraverso i secoli nella sfera estetica&#8221;. La civitas ha così smesso di esprimere l&#8217;<em>urbs</em> e i cittadini non sono più stati attori nella costruzione del loro centro urbano. In questo modo sono nate le brutte periferie, &#8220;quartieri i cui abitanti sono quasi del tutto privi di<a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/orrore-architettonico.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2475 alignleft" style="float: left;" title="orrore architettonico" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/01/orrore-architettonico-300x179.jpg" alt="" width="232" height="138" /></a> un adeguato risconoscimento simbolico della loro appartenenenza all&#8217;<em>urbs</em> e per questo a pieno titolo alla <em>civitas</em>&#8220;. Alla fine del saggio, Romano propone quindi una soluzione al degrado delle nostre città con un ritorno al bello, inteso non come un richiamo nostalgico al passato artistico della città, ma come un principio portante nella pianificazione di ogni centro urbano, poiché altrimenti &#8220;immaginare la città come un congegno meccanico comporta di volerla piegare alle esigenze della sfera tecnica&#8221; e &#8211; aggiungeremmo noi &#8211; immaginare la città come distese di case per ricchi o per poveri, significa darla in pasto a imprenditori edili senza scrupoli.<br />
&#8220;Quella città che in Europa è stata nei secoli costruita come un&#8217;opera d&#8217;arte è davvero l&#8217;appropriato ambiente ecologico della sua <em>civitas</em> democratica, quello dove i suoi cittadini, si avvertono intimamente tali, quello nel quale, per il bene  e per il male, è nata e cresciuta la nostra civiltà, con i suoi diritti umani e con le sue libertà, che in qualche modo vorremmo costituisse &#8211; più ancora del benessere materiale promosso dal suo progresso tecnico &#8211; l&#8217;<em>humus</em> di un progresso spirtituale.&#8221;</p>
<p>Per chi vuole approfondire c&#8217;è anche questo <a href="http://www.esteticadellacitta.it/default.asp">sito</a>, in cui si trovano molte mappe e immagini di città (alcune citate nel libro) di vari paesi e di varie epoche.
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		<title>Il restauro del David di Donatello</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 06:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cecilia pontenani</dc:creator>
				<category><![CDATA[artisti/artists]]></category>
		<category><![CDATA[eventi/events]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>
		<category><![CDATA[scultura/sculpture]]></category>
		<category><![CDATA[visite/visits]]></category>

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		<description><![CDATA[Di questi giorni è la notizia della conclusione del restauro della statua bronzea del David di Donatello che in un anno e mezzo è stata ripulita da tutte le incrostazioni di polvere e cere che la ricoprivano. I visitatori del Museo del Bargello hanno potuto assistere alle varie fasi del recupero all&#8217;antico splendore dell&#8217;opera (il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2008/12/david1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2363" title="david1" src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2008/12/david1-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di questi giorni è la notizia della conclusione del restauro della statua bronzea del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_di_Donatello_(statua)">David di Donatello</a> che in un anno e mezzo è stata ripulita da tutte le incrostazioni di polvere e cere che la ricoprivano. I visitatori del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bargello">Museo del Bargello</a> hanno potuto assistere alle varie fasi del recupero all&#8217;antico splendore dell&#8217;opera (il primo nudo maschile a tutto tondo, dopo l&#8217;antichità), poiché la statua non è stata spostata dalla sua collocazione, ma è rimasta nella Sala del Maggior Consiglio, detta Salone di Donatello perché raccoglie molte delle opere di questo straordinario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donatello">artista fiorentino</a>. La soddisfazione più grande si è avuta quando è stato riportato all&#8217;originale il colore dorato dei capelli del giovane eroe. In oltre un secolo dall&#8217;ultimo restauro non si era avuto il coraggio di procedere ad una ripulitura troppo approfondita, per paura di perdere proprio la doratura che ricopriva soprattutto i capelli. Oggi, grazie alle nuove metodologie, con il contributo dell&#8217;<a href="http://www.opificiodellepietredure.it/">Opificio delle Pietre Dure</a> di Firenze, Ludovica Nicolai, sotto la supervisione della direttrice del Museo del Bargello e dei lavori, Beatrice Paolozzi Strozzi, ha riacceso nel David i suoi antichi colori.
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		<title>Azione futurista o protesta futuribile?&#8230; Sicuramente un po&#8217; di colore!</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2008 06:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena bedini</dc:creator>
				<category><![CDATA[artisti/artists]]></category>
		<category><![CDATA[opere/artworks]]></category>

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		<description><![CDATA[Graziano Cecchini negli ultimi tempi si è più volte reso protagonista delle cronache italiane grazie alle sue creative proteste. Lui è infatti l&#8217;autore della scioccante idea di colorare l&#8217;acqua della Fontana di Trevi di rosso. La definiscono arte: non sono del tutto sicura che lo sia, ma è tuttavia un modo più innocuo di manifestare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EImaICnFxKo">Graziano Cecchini</a> negli ultimi tempi si è più volte reso protagonista delle cronache italiane grazie alle sue creative proteste. Lui è infatti l&#8217;autore della scioccante idea di colorare l&#8217;acqua della Fontana di Trevi di rosso. La definiscono arte: non sono del tutto sicura che lo sia, ma è tuttavia un modo più innocuo di manifestare le proprie idee rispetto agli svariati episodi di violenza e ai non pochi atti vandalici che pretendono di essere dimostrazioni di malcontento. Anche quelle poste in essere da Cecchini sono dimostrazioni di malcontento e di disagio, ma il pregio è che non lasciano danni permanenti. Ovviamente rimane un dubbio sulla bontà del modo di protestare del futuro: se tutti facessero come Cecchini ogni volta che si ritenessero insoddisfatti per una situazione, il risultato non sarebbe altrettanto spettacolare, ma, direi, piuttosto irritante! Tuttavia vorrei proporre le svariate immagini che si trovano sul web relative alle sue due iniziative, perché sono piuttosto divertenti da vedere.</p>
<p><a href="http://www.adgblog.it/2008/01/26/azione-futurista-o-protesta-futuribile-sicuramente-un-po-di-colore/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>La <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/fontana-trevi-rossa/1.html">prima</a> si è tenuta con notevole scalpore anche con un certo spavento per una delle opere d&#8217;arte più famose del mondo, Fontana di Trevi, nello scorso ottobre. Cecchini, sotto gli occhi allibiti della quantità di persone che come sempre affollavano la piazza, ha versato un liquido dentro la fontana e ne ha colorato l&#8217;acqua di un rosso vivido e violento. Paura, sconcerto e stupore: il testo della rivendicazione attaccava duramente il Festival del Cinema che si teneva nella capitale in quei giorni.<br />
Il <a href="http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2008/01_Gennaio/palline/1&amp;1">secondo</a> non è stato meno spettacolare del primo, si è svolto pochi giorni fa ma ha suscitato più divertimento e clamore che non spavento, visto che Cecchini aveva già dimostrato di essere inoffensivo. Stavolta 500.000 palline colorate di rosso (in ricordo dell&#8217;episodio di Fontana di Trevi), giallo, blu e verde sono scese allegramente per la gradinata più volte calcata dalle più eleganti e famose modelle del mondo, inondando la piazza sottostante di colore.<br />
Il risultato è stato spettacolare e sicuramente molto divertente per quanti si trovavano a passare di lì, un po&#8217; meno, forse per chi ha dovuto ripulire. Il gesto, che è valso a Cecchini una denuncia e una multa, era volto a protestare contro la vergognosa e deplorevole situazione in cui si trova attualmente Napoli.<br />
Se alcuni esponenti della politica italiana hanno condannato il gesto senza mezzi termini, nella <a href="http://www.iht.com/articles/2007/10/23/europe/trevi.php">stampa estera</a> si registrano toni più smorzati, in cui più che altro si dà risalto alla connotazione artistica e spettacolare.
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