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Italiano con la letteratura: “La bambola a transistor” di Gianni Rodari – terza parte

 

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Qui finisce il divertente racconto di Gianni Rodari. Approfittatene per aprire una discussione sul ruolo della donna all’interno della famiglia e della società: può essere un’ottima occasione di confronto di opinioni diverse.

Enrica decide che è il momento di dare due schiaffi alla bambola. Per raggiungerla, però, deve arrampicarsi sull’albero di Natale. L’albero, da quel vero incapace che è, ne approfitta per crollare a terra. Vanno in frantumi le lampadine e gli angeli di vetro: un cataclisma. La bambola è finita sotto una sedia e pensa bene di mettersi a sghignazzare. Però è la prima a tirarsi su e corre a vedere se Enrica si è fatta male.
– Ti sei fatta male?
– Non dovrei neanche risponderti, – dice Enrica. – È tutta colpa tua. Sei una bambola maleducata. Non ti voglio più.
– Finalmente! – dice la bambola. – Spero che adesso giocherai con le automobiline.
– Neanche per sogno, – annuncia Enrica. – Prenderò la mia vecchia bambola di pezza e giocherò con quella.
– Davvero!? – dice la bambola nuova. Si guarda intorno, vede la bambola di pezza, l’acchiappa e la butta dalla finestra senza nemmeno aprire i vetri.
– Giocherò con il mio orsacchiotto di pelo, – insiste Enrica.
La bambola nuova cerca l’orsacchiotto di pelo, lo trova, lo butta nel bidone delle immondizie.
Enrica scoppia in pianto. I genitori odono e accorrono, giusto in tempo per vedere la bambola nuova che si è impadronita delle forbici e sta tagliuzzando tutti i vestiti del guardaroba delle bambole.
– Ma questo è puro vandalismo! – esclama il signor Fulvio.
– Povera me, – aggiunge la signora Lisa. – Credevo di aver comprato una bambola e invece ho comprato una strega!
Entrambi si gettano sulla piccola Enrica, la prendono in braccio a turno, l’accarezzano e la coccolano, la sbaciucchiano.
– Puah! – dice la bambola dall’alto dell’armadio su cui si è rifugiata per tagliarsi i capelli, che per i suoi gusti sono troppo lunghi.
– Ma senti, – inorridisce il signor Fulvio. – Dice anche: Puah! Questa può avergliela insegnata solo tuo fratello.
Il signor Remo compare sulla porta, come se lo avessero mandato a chiamare. Gli basta un’occhiata per capire la situazione. La bambola gli strizza l’occhio.
– Cosa succede? -domanda lo zio, fingendo di cadere da una nuvola rosa.
– Quella lì, – singhiozza la povera Enrica, – non vuole fare la bambola! Chi sa cosa si crede di essere.
– Voglio andare in cortile a giocare ai birilli, – dichiara la bambola, facendo volare ciocche di capelli da tutte le parti. Voglio una grancassa, voglio un prato, un bosco, una montagna e il monopattino. Voglio fare la scienziata atomica, il ferroviere e la pediatra. Anche l’idraulico. E se avrò una figlia, la manderò al campeggio. E quando la sentirò dire: «Mamma, voglio fare la casalinga come te e lucidare le scarpe di mio marito, di sopra e di sotto», la metterò in castigo in piscina e per penitenza la porterò a teatro.
– Ma è proprio matta! – osserva il signor Fulvio. – Forse le si è guastato qualche transistor.
– Dai, Remo, – prega la signora Lisa, – dalle un’occhiata, tu che te ne intendi.
Il signor Remo non si fa pregare a lungo. E nemmeno la bambola. Essa gli vola addirittura in testa, dove si mette a fare i salti mortali. Il signor Remo la tocca qui e là, in punti diversi e in altri ancora. La bambola diventa un microscopio.
– Hai sbagliato, – dice la signora Lisa.
Il signor Remo tocca ancora. La bambola diventa una lanterna magica, un telescopio, un paio di pattini a rotelle, un tavolo da ping-pong.
– Ma cosa fai? – chiede il signor Fulvio al cognato. – Adesso la rovini del tutto. S’è mai vista una bambola che sembra un tavolo?
Il signor Remo sospira. Tocca di nuovo. La bambola ridiventa una bambola. Ha di nuovo i capelli lunghi e la lavatrice incorporata.
– Mamma, – dice, ma stavolta con voce da bambola. -Voglio fare il bucato.
– Oh, finalmente! – esclama la signora Lisa. – Questo sì, che si chiama parlare. Su, Enrica, gioca con la tua bambola. Sei in tempo a fare un bel bucatino prima di pranzo.
Ma Enrica, che tutto questo è stata a vedere e ascoltare, ora sembra incerta sul da farsi. Guarda la bambola, guarda lo zio Remo, guarda i genitori. Finalmente caccia un sospirone e dice: – No, voglio andare in cortile a giocare a birilli con gli altri bambini. E forse farò anche il salto mortale.

Esercizio. Inserite le parole che avete trovato in neretto nel testo nelle seguenti frasi, facendo attenzione alla logica del discorso.

1.  Sebbene io sia contraria alla violenza e preferisca il dialogo anche con i bambini, penso che assestare un bel paio di _________ a quel viziato di suo figlio non sarebbe un errore.
2. Quando sono entrati in casa sua per la prima volta, gli assistenti sociali sono stati sommersi da montagne di ________ che lui aveva raccolto in anni e anni di vita travagliata.
3. Queste ________ con le punte arrotondate sono adatte ai bambini di età inferiore ai 5 anni, così non si feriscono quando fanno i loro piccoli lavoretti di bricolage.
4. Due rotelline, una pedana per i piedi e un manubrio, ed ecco fatto il _________!
5. Ho fatto il ________ e l’ho steso al sole, per stasera sarà asciugato e potrò riporlo nell’armadio.
6. Ogni volta che mia zia vede quell’insopportabile politico in televisione, _________.
7. Smetti di _________: non è bello ridere delle disgrazie altrui!
8. Queste scritte sui muri dei palazzi storici sono semplicemente opera di _________.
9. Paolino, studente notoriamente svogliato, emise un _________ e cominciò a fare i compiti per il giorno dopo.
10. Sono più di dieci minuti che _________, ora provo a spaventarla per vedere se riesco a farla smettere.
11. È stato un _________: acqua e fango hanno sepolto case e strade, non si è salvato niente!
12. ________ il gatto, prima che si infili nella porticina e scappi ancora una volta!
13. È bastato urtare leggermente il tavolino ed ecco che il prezioso vaso cinese è caduto per terra ed è finito in __________.
14. Il bagno è completamente allagato! Hai chiamato l’__________?
15. Ecco il __________ che ti meriti: e la strega trasformò il principe maleducato in un ranocchio.

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