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	<title>Commenti a: &#8230; Ci vuole metodo! La Glottodidattica: un po&#8217; di storia (1)</title>
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	<description>The official blog of Accademia Del Giglio: Italian language courses and Art school in Florence, Italy.</description>
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		<title>Di: &#8230; Ci vuole metodo! La Glottodidattica: un po&#8217; di storia (2). &#124; Adgblog blog di Accademia Del Giglio Italian language courses and Art school Florence Italy</title>
		<link>http://www.adgblog.it/2007/09/17/ci-vuole-metodo-la-glottodidattica-un-po-di-storia-1/comment-page-1/#comment-71643</link>
		<dc:creator>&#8230; Ci vuole metodo! La Glottodidattica: un po&#8217; di storia (2). &#124; Adgblog blog di Accademia Del Giglio Italian language courses and Art school Florence Italy</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 16:49:50 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Nel corso dell’Ottocento si registrano le prime reazioni, in Europa come in America, alla diffusione del metodo Grammaticale-Traduttivo: è l’approccio Diretto a rivelarsi la principale alternativa a quella che appariva come una metodologia troppo basata sulle strutture grammaticali e dunque più adeguata a quanti volessero apprendere una lingua per fini di studio piuttosto che di scambio e comunicazione. Il metodo diretto incontrò notevole fortuna sia durante la seconda metà dell’Ottocento sia nella prima metà del secolo scorso, grazie soprattutto all’opera di Maximilian D. Berlitz che, nella città di Providence (Rhode Island, USA), fondò nel 1878 la Berlitz International Inc per l’insegnamento del francese. Il noto metodo nasce quasi per caso a causa di una momentanea indisposizione di Berlitz stesso che si trova dunque nella necessità di cercare un assistente che tenga per lui i corsi. Il giovane Nicholas Joly da lui ingaggiato si rivela inizialmente una delusione, in quanto incapace di insegnare in inglese il francese, secondo quanto prescritto dal metodo grammaticale-traduttivo. Berlitz non si perde d’animo e spiega al giovane insegnante di svolgere le lezioni indicando degli oggetti e pronunciandone il nome in francese o mimare i verbi nel modo più chiaro possibile. Il risultato è molto più entusiasmante di quanto si sarebbe potuto sperare e il nuovo “metodo Berlitz” approda in Europa. Presupposto fondamentale del metodo diretto è, dunque, che l’insegnante parli direttamente in L2, contrariamente a quello che accade nei metodi grammaticali-traduttivi: la lingua viene, cioè, appresa grazie alla semplice conversazione con l’insegnante che deve dunque essere madrelingua. Non è necessaria la lingua materna e soprattutto la riflessione grammaticale riveste un ruolo secondario e costituisce il punto di arrivo piuttosto che di partenza, essendo appresa in modo induttivo piuttosto che deduttivo, come avveniva nell’approccio formalistico. Il metodo appare ovviamente sotto certi aspetti piuttosto efficace, ma trova un limite nell’idea di tentare di apprendere una lingua straniera con un processo analogo a quello seguito, in modo del tutto spontaneo, nell’acquisizione della lingua materna. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Nel corso dell’Ottocento si registrano le prime reazioni, in Europa come in America, alla diffusione del metodo Grammaticale-Traduttivo: è l’approccio Diretto a rivelarsi la principale alternativa a quella che appariva come una metodologia troppo basata sulle strutture grammaticali e dunque più adeguata a quanti volessero apprendere una lingua per fini di studio piuttosto che di scambio e comunicazione. Il metodo diretto incontrò notevole fortuna sia durante la seconda metà dell’Ottocento sia nella prima metà del secolo scorso, grazie soprattutto all’opera di Maximilian D. Berlitz che, nella città di Providence (Rhode Island, USA), fondò nel 1878 la Berlitz International Inc per l’insegnamento del francese. Il noto metodo nasce quasi per caso a causa di una momentanea indisposizione di Berlitz stesso che si trova dunque nella necessità di cercare un assistente che tenga per lui i corsi. Il giovane Nicholas Joly da lui ingaggiato si rivela inizialmente una delusione, in quanto incapace di insegnare in inglese il francese, secondo quanto prescritto dal metodo grammaticale-traduttivo. Berlitz non si perde d’animo e spiega al giovane insegnante di svolgere le lezioni indicando degli oggetti e pronunciandone il nome in francese o mimare i verbi nel modo più chiaro possibile. Il risultato è molto più entusiasmante di quanto si sarebbe potuto sperare e il nuovo “metodo Berlitz” approda in Europa. Presupposto fondamentale del metodo diretto è, dunque, che l’insegnante parli direttamente in L2, contrariamente a quello che accade nei metodi grammaticali-traduttivi: la lingua viene, cioè, appresa grazie alla semplice conversazione con l’insegnante che deve dunque essere madrelingua. Non è necessaria la lingua materna e soprattutto la riflessione grammaticale riveste un ruolo secondario e costituisce il punto di arrivo piuttosto che di partenza, essendo appresa in modo induttivo piuttosto che deduttivo, come avveniva nell’approccio formalistico. Il metodo appare ovviamente sotto certi aspetti piuttosto efficace, ma trova un limite nell’idea di tentare di apprendere una lingua straniera con un processo analogo a quello seguito, in modo del tutto spontaneo, nell’acquisizione della lingua materna. [...]</p>
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